Il convegno.

Imprese, in Sardegna manca il sostegno 

Barbieri: «La Sfirs si candida a creare un ecosistema favorevole alle aziende» 

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A Milano un’impresa che vuole crescere trova strumenti e fonti finanziarie. «Cosa manca in Sardegna», ammette il presidente della Sfirs (la società finanziaria della Regione) Riccardo Barbieri, «non ce lo siamo ancora domandati». La verità è che manca il cosiddetto ecosistema finanziario, una rete di soggetti - pubblico, università, associazioni d’impresa, investitori e banche - capace di sostenere la crescita di un’azienda.

«C’è bisogno di un’attività e di una regia», spiega Barbieri a margine del convegno “La finanza trasforma il territorio. Il ruolo delle Finanziarie regionali: strumenti e prospettive di ecosistema”, che si è tenuto ieri a Cagliari, a Sa Manifattura. «Noi», aggiunge, «ci stiamo candidando per favorire la creazione di un ecosistema di questo tipo».

Fondi regionali

La Sfirs rilancia il suo ruolo di punta per lo sviluppo delle imprese sarde. I numeri lo dimostrano: circa 500 i milioni di euro di fondi regionali, il doppio della dotazione media delle altre finanziarie regionali italiane in rapporto alla popolazione, a cui si aggiungono 125 milioni di patrimonio proprio. «Quando operiamo con le nostre risorse ci comportiamo come una banca e valutiamo il merito creditizio», dice Barbieri, «ma quando mettiamo in campo i fondi regionali, possiamo fare valutazioni che vanno incontro a imprese che non hanno indicatori perfetti, interveniamo soprattutto sui fallimenti di mercato».

Dettagli

A illustrare gli strumenti concreti è il direttore generale della Sfirs, Massimo Concas, che parla di 30 milioni per le imprese sarde, il contratto di investimento e la linea di prestito, più il fondo Sardegna Fintech, i mini-bond, il factoring digitale e, in arrivo, le linee per l’efficientamento energetico e il destocking.

Oltre l’Isola

Il tema dell’ecosistema finanziario, del resto, non riguarda solo la Sardegna. «Le Finanziarie regionali operano dove il mercato non arriva, mettendo in dialogo pubblico e privato: ora», interviene Michele Vietti, presidente di Anfir, «serve una riforma che dia loro un’identità giuridica comune, valorizzandone il ruolo nel nuovo ciclo di programmazione europea 2028-34».

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