L’indagine.

Imprese artigiane, record a Nuoro 

Nei centri barbaricini quasi un’attività su tre, il 31,7%, è iscritta all’Albo 

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Le imprese artigiane sono di casa a Nuoro e provincia. I dati elaborati dall'Area studi e ricerche della Cna assegnano al territorio barbaricino la vetta della classifica dell’incidenza di imprese artigiane. Un primo posto in grado di confermare la vivacità del tessuto economico-produttivo. Nei comuni del Nuorese quasi un’attività su tre, il 31,7%, è iscritta all'Albo dell'artigianato. Seguono Cuneo con il 31,5%, Fermo con il 31,3%, Asti con il 31,1% e Reggio Emilia con il 30,7%. Agli ultimi posti si collocano invece le grandi aree metropolitane: Napoli con il 10,3%, Roma con il 12,2% e Milano con il 15%. L’istantanea scattata dagli esperti dell’associazione di categoria riserva anche delle ombre: a livello nazionale si registra un progressivo indebolimento. Tra il 2014 e il 2023 l'incidenza delle imprese artigiane sul totale è diminuita di 3,9 punti percentuali. La riduzione più marcata delle imprese artigianali, evidenzia l'analisi, si registra a Fermo, con otto punti in meno, seguita da Macerata, Chieti e Rieti. Sul fronte degli addetti, la perdita media nazionale è pari a 3,5 punti. Anche in questo caso Fermo registra la flessione più rilevante, mentre Prato è l'unica provincia in controtendenza, con una crescita di 2,2 punti.

Pochi giovani

A frenare le potenzialità del comparto è il ricambio generazionale all’interno delle imprese. Dario Costantini, presidente della Cna, analizza una condizione che accomuna tanti associati: «Migliaia di imprese sane e con mercato rischiano di chiudere perché non trovano giovani, lavoratori qualificati o persone disposte a raccoglierne il testimone. Servono una formazione più vicina alle esigenze delle imprese, strumenti per favorire la trasmissione aziendale e condizioni più favorevoli per chi vuole avviare o proseguire un’attività artigiana». Sbaglierebbe chi dovesse considerare queste tutele solo come un modo per rallentare un inesorabile declino. Gli artigiani sono spesso protagonisti di filiere ad alto valore aggiunto. È sempre Costantini a fare il punto: «Non vogliamo conservare il passato, ma proteggere e rinnovare un patrimonio di competenze difficilmente riproducibile. L’artigianato deve tornare al centro delle politiche industriali e formative del Paese. La riforma della legge quadro del 1985 è essenziale».

Le richieste

Francesco Porcu, segretario generale della Cna sarda, saluta positivamente il dato di Nuoro ma riconosce il bisogno di maggiori attenzioni: «Il primato sardo conferma la rilevanza e il peso dell’imprenditoria minore e in particolare della componente artigiana. Il modello dell’impresa diffusa regge ancora ma fatica a sostenere le trasformazioni e i processi di innovazione». Il dirigente rivolge alla politica regionale un appello che va oltre il richiamo alla centralità delle politiche industriali nell’agenda di governo: «Non possiamo limitarci a raccontare queste eccellenze. Vanno difese e sostenute: servono politiche dedicate, strumenti concreti, formazione, accesso al credito e garanzie per la trasmissione d’impresa». Azioni che in Sardegna possono partire dai bandi recentemente pubblicati dall’assessorato regionale all’Artigianato. Per il 2026 la dotazione finanziaria è superiore ai 35 milioni di euro.

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