Dal caso Tortora a quello di Garlasco per sostenere le ragioni degli oppositori alla separazione delle carriere di giudici e di pubblici ministeri fino allo scandalo Palamara come monumento dei sostenitori della riforma Nordio sulla composizione del Csm. A un mese dal referendum per definirne le sorti, ieri a Olbia, esperti e accademici si sono confrontati su “La separazione delle carriere dei magistrati: una riforma per la giustizia?”, promosso dal procuratore della Repubblica di Tempio, Gregorio Capasso, d’intesa con il Consiglio dell'ordine degli avvocati di Tempio e della Camera penale della Gallura. «Siamo orgogliosi che una Procura piccola come la nostra abbia potuto ospitare un dibattito di questo tipo con un parterre che espone tesi favorevoli e contrarie alla riforma Nordio», ha detto Capasso. In collegamento video per l’una e l’altra posizione anche l’ex magistrato Antonio Di Pietro e il giornalista Marco Travaglio.
Le ragioni del sì
Una riforma, ha spiegato il vice ministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto, «che non nasce dalla politica, non è un coup de foudre della maggioranza ma ha una formazione di due anni e mezzo alle spalle, con migliaia di audizioni, e serve a restituire all'Italia un rapporto di fiducia con la giustizia, basato sulla trasparenza». Una linea condivisa dal presidente dell'Unione camere penali italiane, Francesco Petrelli, che parla di uno squilibrio interno al processo penale: «Giudici e pm finiscono inevitabilmente per condividere la stessa cultura di scopo che è la lotta al crimine, invece il giudice dovrebbe essere garante della libertà dei cittadini».
Le ragioni del no
Per il procuratore generale presso la Corte d'appello di Cagliari, Luigi Patronaggio, «è una riforma che sposta la pietra angolare dei principi costituzionali, arrivata in Aula con un testo blindato». Sulla modifica alla selezione, tramite sorteggio, dei membri togati del Csm, sdoppiato in due organi, il vicepresidente della Commissione Giustizia e Antimafia, Federico Cafiero De Raho: «Così il Csm diventa meno autorevole e non darà le stesse garanzie di autonomia e indipendenza».
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