Pavia. Dopo un anno e mezzo di inchiesta, spetta ad Andrea Sempio muovere: a breve i legali del 38enne, Liborio Cataliotti e Angela Taccia, depositeranno le prime consulenze. I termini sono di 20 giorni dalla notifica dell'avviso di conclusione dell'indagine: quindi entro fine maggio i legali produrranno i loro materiali (una consulenza personologica sull’indagato, una “ripulitura” degli audio dei suoi soliloqui, analisi sulle tracce ematiche e sulla traccia 33) e decideranno se fare interrogare il loro assistito, che da sempre si dichiara estraneo al delitto per cui è stato condannato in via definitiva l’allora fidanzato di Chiara, Alberto Stasi, che sta per finire di scontare i 16 anni di pena.
«Ci sono le foto»
Intanto in un’intervista al Tg1 parla suo padre Giuseppe Sempio, a sua volta indagato assieme all'allora procuratore aggiunto di Pavia, Mario Venditti, con l’accusa di corruzione in atti giudiziari: «Siamo forti dell’innocenza di mio figlio, è quello che ci sostiene. Mio figlio non ha ucciso Chiara Poggi, non c’entra niente. Questa è una vigliaccata. Di chi non lo so...». La mattina del 13 agosto 2007 «mio figlio stava a casa con me. Guardarlo negli occhi per chiedergli se c’entra qualcosa con l’omicidio? Non c’è bisogno di guardarlo negli occhi: stava a casa sua con me. Poi ha fatto il tragitto a Vigevano e poi siamo tornati noi e abbiamo fatto questa strada qua, che ci sono le foto e tutto il resto...».
Le denunce
Intanto le cugine di Chiara, le gemelle Paola e Stefania Cappa, bussano alla magistratura di Milano «per certificare o meno la violazione di doveri professionali e/o deontologici da parte di chi ha preso parte, a vario titolo, a questa martellante campagna denigratoria» ai loro danni. Lo ha spiegato l’avvocato Antonio Marino, uno dei legali della famiglia Cappa. Sono numerose le querele depositate per le insinuazioni di giornalisti, blogger, youtuber e non solo, in particolare ai danni delle due gemelle (in tutto un centinaio) ma Stefania in particolare ha deciso di denunciare anche l’avvocato Antonio De Rensis, uno dei legali di Stasi, un inviato del programma “Le Iene” e l’ex maresciallo dei carabinieri di Pavia Francesco Marchetto. Uno dei reati ipotizzati dai legali è «l’istigazione a delinquere finalizzata alla diffamazione e alla calunnia».
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