Turismo.

«Il lusso? Una vacanza da vivere in un paradiso» 

L’obiettivo è stupire l’ospite più esigente con la bellezza del territorio e ottimi servizi 

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Il lusso, oggi, è ancora quello che possediamo o, sempre di più, ciò che viviamo? A rispondere alla sfida di intercettare la frontiera dei desideri del turista di lusso, accademici, esperti e aziende del settore, riuniti intorno alla tavola rotonda “Dall’esclusività del prodotto all’unicità dell’esperienza: i nuovi driver di acquisto nell’economia del lusso”, organizzata dal chapter Bocconi Alumni Cagliari, in collaborazione con Topic Fashion Luxury & Design di Bocconi Alumni Community, ospitata, ieri, all’Abi d’Oru resort & spa, hotel a cinque stelle a pochi chilometri da Porto Rotondo.

Il profilo

«Non solo una camera ricoperta d’oro dove dormire comodamente ma l’immersione nel territorio, la conoscenza delle piante del nostro giardino, l’acquisto di formaggi e prosciutti locali assaggiati nel ristorante dell’hotel o della tazza di ceramica lavorata artigianalmente da un’azienda gallurese in cui è stata servita la colazione»: risponde così l’amministratrice delegata di Abi d’Oru, Diana Zuncheddu, nel tracciare il profilo del nuovo turista di lusso che viene accolto nel resort affacciato sul golfo di Marinella. Usa la definizione che Giovanni Spano, nel 1861, ha utilizzato in una guida turistica di Cagliari, l’ad di Abi d’Oru: i resort che accolgono i turisti di lusso devono essere «alberghi signorili, non solo ricoperti d’oro e baciati dalla fortuna per essere immersi in una paradiso terrestre, ma anche per tutto ciò che possono offrire per stupire l’ospite che, sempre di più, si aspetta avventure uniche e speciali. Da anni, abbiamo modificato i servizi per poter fabbricare sogni ed esaudire le richieste dei clienti: dal maestro di scacchi per i figli alla chiusura del pontile al pubblico e ricoperto di fiori rossi per una romantica proposta di matrimonio».

I cambiamenti

Dopo il Covid, spiega il Ceo di Smeralda Holding, Mario Ferraro, «il nuovo lusso è la riservatezza, l’ambiente protetto e ciò che è difficilmente accessibile». Cambiate le esigenze ma, spiega Ferraro, «il turismo di lusso non ha mai conosciuto crisi e, negli ultimi tre anni, la destinazione Costa Smeralda non è mai stata così desiderata». Non più l’acquisto del gioiello costoso e preziosissimo, specifica la professoressa associata del Dipartimento di management e tecnologia di Bocconi, Emanuela Prandelli, «se prima il turista di lusso era attratto dall’aspirazione, oggi è mosso dalla logica ispirazionale, ossia determinata dalla possibilità di contare sui valori condivisi (con pochissimi), che interessano sia il mondo del retail del lusso sia dell’ospitalità di alta gamma».

La stagione lunga

Tutti d’accordo sulla destagionalizzazione (anche di lusso). Per Diana Zuncheddu «dovremmo allungare la stagione: ci assiste il clima, dobbiamo potenziare i servizi e il concetto di ecosistema che l’Aga Khan ci ha insegnato e di cui dobbiamo conservarne l’eredità». Per il responsabile delle rotte aeree della società Geasar che gestisce il Costa Smeralda, Mario Garau, «vanno bene i flussi fuori stagione ma senza snaturare il nostro prodotto e perseguendo sempre la qualità». Esempio di turismo nei mesi di spalla, «sulle crociere, che approdano nei porti della Sardegna fino a novembre, il lusso richiesto dal passeggero è anche il tempo impegnato a godere di un lungo tramonto sul mare prima di riprendere la rotta», ha concluso la responsabile marketing dell’Autorità di sistema portuale del mare di Sardegna, Valeria Mangiarotti.

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