L’analisi.

Il caffè in città resiste ai rincari 

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C’è almeno una città dove il caro-caffè ha morso meno che nel resto d’Italia. Negli ultimi cinque anni il prezzo dell’espresso al bar è aumentato anche in città ma con una crescita di circa il 15%, tra le più contenute del Paese. Un dato che spicca soprattutto se confrontato con la media nazionale: dal 2021 a oggi il costo per la classica tazzina è aumentato del 24,2%. A fotografare la situazione è il nuovo studio del Centro di formazione e ricerca sui consumi, realizzato in collaborazione con Assoutenti sulla base dei dati ufficiali del ministero delle Imprese e del Made in Italy. L’indagine analizza l’andamento dei prezzi nelle diverse province italiane e mostra una forbice sempre più ampia tra un territorio e l’altro.

Il divario

In Italia un espresso costa oggi mediamente 1,29 euro, 25 centesimi in più rispetto al 2021, quando per bere un caffè al bancone erano sufficienti in media 1,04 euro. A Cagliari l’aumento registrato nello stesso periodo si ferma invece attorno al 15%: un incremento di quasi dieci punti percentuali inferiore alla media italiana. Solo Aosta, con un +6,7%, presenta una crescita nettamente più bassa, mentre il capoluogo si colloca nel gruppo delle province più virtuose insieme a Biella e Reggio Emilia. Altrove la corsa dei listini è stata decisamente più veloce. Il record appartiene a Pescara, dove in cinque anni la tazzina è diventata più cara del 49%. Seguono Parma con il 41%, Bari con il 39,5% e, a sorpresa, Napoli: nella città simbolo dell’espresso l’incremento raggiunge il 37,8%.

Le cause

Cambiano anche i prezzi assoluti. La tazzina più cara d’Italia si beve a Bolzano, dove si spendono mediamente 1,51 euro, mentre Pescara arriva a 1,49. All’estremo opposto c’è Messina, con 1,06 euro, seguita da Catanzaro a 1,08. Aosta, Siracusa, Varese, Roma e Pistoia completano il ristretto gruppo di province dove il prezzo medio rimane sotto 1,20 euro. Il quadro nazionale racconta dunque un’abitudine quotidiana sempre più costosa. «I rincari tuttavia non sembrano alimentati dalle quotazioni della materia prima», spiega il presidente del comitato scientifico del Crc, Furio Truzzi Alla base degli aumenti registrati ci sono altri fattori, come il rialzo dei costi energetici e di gestione, che vengono poi scaricati sul consumatore.

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