Ha scelto di raccontare con le immagini ciò che accade lungo la rotta umanitaria verso Gaza. Filippo Boi, fotografo guspinese di 35 anni, si trova da giorni accampato nei pressi di Sirte, in Libia, insieme a centinaia di volontari internazionali. A quasi quattromila chilometri da casa aspetta il via libera per oltrepassare il confine ed entrare nella Libia orientale. «Siamo fermi qui da cinque giorni – racconta –. La situazione è in continua evoluzione: ogni giorno cambiano regole e autorizzazioni. Per ora passano soltanto gli aiuti umanitari».
Filippo Boi è l’unico sardo presente nella missione internazionale, composta da attivisti provenienti da tutto il mondo: «Ci sono persone dall’Argentina, dall’Uruguay, dalla Cina, dall’Indonesia. Una mobilitazione enorme, siamo almeno 200 persone e decine di mezzi». Sono partiti il 14 maggio. Ora aspettano il via libera per proseguire il viaggio. «Prima entreremo nella Libia orientale, poi ci sarà il passaggio verso l’Egitto e, infine, Gaza». Dal punto di vista della sicurezza, spiega, «al momento siamo tranquilli». Le condizioni nel campo improvvisato non sono semplici: «Siamo accampati in mezzo al deserto. Di giorno si sfiorano i 38 gradi ma la notte la temperatura scende drasticamente». Nonostante le difficoltà, Boi racconta un clima di forte solidarietà tra i volontari: «L’organizzazione è impeccabile: si occupa di tutto, dal cibo all’acqua». E anche da casa il sostegno non manca. Il padre Fausto segue con apprensione ogni aggiornamento: «Sono orgoglioso di lui e ammiro il suo coraggio. Sta facendo qualcosa di importante, mettendosi a disposizione degli altri in una situazione difficilissima».
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