Botte che non hanno risparmiato donne e anziani, ma anche catene alle caviglie, umiliazioni e persino abusi sessuali. Dal racconto degli attivisti della Flotilla rilasciati ieri da Tel Aviv emergono i dettagli delle violenze subite dopo l'ultimo abbordaggio al largo di Cipro. Le barche della missione umanitaria internazionale erano dirette a Gaza. Tra loro anche i sardi Gianfranco Frongia e Ilaria Mancosu, ugualmente tornati nella notte in Italia. Intanto Antonio Tajani, da capo della Farnesina, chiede sanzioni contro Itamar Ben Gvir, il titolare della Sicurezza nazionale nel Governo Netanyahu, che «ha superato la linea rossa» con «inaccettabili atti compiuti, prelevando i militanti in acque internazionali e sottoponendoli a vessazioni e umiliazioni, in violazione dei più elementari diritti umani». È stato il ministro israeliano a diffondere il video registrato nel porto di Ashdod.
La testimonianza
«Ci pestavano e ci dicevano “welcome to Israel”, ha raccontato, con gli occhi lucidi, il deputato del M5S Dario Carotenuto, all'arrivo allo scalo di Fiumicino assieme al giornalista del Fatto Quotidiano Alessandro Mantovani. Sono loro i primi due italiani che ieri hanno fatto ritorno a casa. Gli altri sono atterrati negli scali di Roma e Malpensa tra le 22,30 e le 23,30. «Ci hanno picchiato selvaggiamente tre energumeni – continua il parlamentare –. A un certo punto mi sembrava di non vedere più». Parla di un container, Carotenuto, di una «panic room» in cui gli attivisti venivano spogliati, tenuti al freddo e pestati. «A me è andata bene e ne sono uscito in piedi. C'è chi è stato portato in infermeria con lesioni interne». Alcuni sarebbero stati bendati. Al pronto soccorso hanno curato anche anziani e ragazze con fratture».
Versioni identiche
A fornire altri pesanti particolari il giornalista de Il Fatto. «Mi hanno tolto pantaloni e portafoglio e non me li hanno ridati. Poi abbiamo preso botte, ho visto anche donne colpite». Gli attivisti venivano chiamati tramite un numero identificativo, davanti a «mitra spianati». Sono rimasti «ammanettati e con le catene alle caviglie» fino a quando non hanno raggiunto l’areo. Racconti che combaciano con chi ha passato la notte a Ketziot. Al momento non risulta che ci siano persone della Flotilla ancora in mano agli israeliani.
L’alleanza
Tajani è in stretto contatto con il suo omologo tedesco Johann Wadephul. Roma e Berlino condividono il “no” a sanzioni generalizzate a Israele da parte di Bruxelles. Ma con le misure chieste dall’Italia su Ben Gvir, questi equilibri potrebbero cambiare. La questione dovrebbe essere affrontata a livello comunitario la prossima settimana, alla ministeriale degli Esteri in programma a Cipro (il vertice è informale, quindi non saranno prese decisioni ufficiali). Per Tajani agire contro Ben Gvir rappresenta la «soluzione più rapida e incisiva che si può prendere». Il titolare della Farnesina conferma pure la richiesta da parte dell’Italia di «scuse formali, non ancora arrivate» e poco importa che Netanyahu abbia preso le distanze dal proprio ministro. D’accordo con l’Italia anche la Spagna, attraverso il premier Pedro Sanchez che la prossima settimana sarà a Roma per incontrare Papa Leone XIV.
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