Bruxelles. Disgelo, ma senza arretrare dai rispettivi baluardi. Nel secondo giorno di Consiglio europeo schiarita nei rapporti tra Roma e Madrid sui migranti: Pedro Sanchez e Giorgia Meloni hanno siglato una tregua, con i reciproci controlli alle frontiere pronti a cadere tra una settimana, dopo oltre due mesi di sospensione dell’accordo di Schengen. Ma sulla questione migratoria, all’imbrunire, si è aperto un duro scontro tra i 27. Coi falchi, guidati dalla Danimarca, all’assalto delle politiche di Sanchez. «Un brutto dibattito su buoni risultati, molto politicizzato e con fortissime divisioni», ha sintetizzato il presidente francese Emmanuel Macron. Frizioni che vanno acuendosi in vista di un anno elettorale decisivo, al via a novembre con le elezioni spagnole. Non a caso Sanchez ha equiparato gli attacchi subiti dal ceco Andrej Babiš a quelli dell’ultra destra di Vox. «Per questo c’è bisogno di una Spagna progressista in Europa», ha commentato. Nella conferenza stampa di fine vertice, però, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha ribadito gli equilibri tra i 27. «Le decisioni relative alla regolarizzazione dei migranti irregolari possono avere ripercussioni transfrontaliere, per questo motivo il coordinamento riveste grande importanza», la stoccata a Sanchez.
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi
