La fantasia distopica di Stephen King torna in “The Long Walk”, adattamento dell’omonimo romanzo diretto da Francis Lawrence e incentrato su un gruppo di ragazzi costretti a superare una prova disperata, in bilico tra il sogno della rivalsa e l’incubo di una morte agonizzante.
Scelto per partecipare alla lunga marcia, una competizione che il sistema impone ogni anno ai giovani cittadini maschi, Raymond Garraty si presenta all’appello determinato a vincere. Insieme al resto dei concorrenti, dovrà camminare per centinaia di chilometri mantenendo il passo entro circa i cinque km/h, pena il richiamo dei controllori e, al terzo avvertimento, la fucilazione. Tra gli sfidanti più sportivi e quelli più spregiudicati, Raymond troverà conforto in Peter, un coetaneo solidale dal passato misterioso: sarà l’unico appiglio a cui aggrapparsi lungo una strada macchiata dal sangue e costellata di ostacoli sempre più impervi. Sulla scia dell’opera cartacea, Lawrence adotta un’impostazione corale, favorendo i frequenti scambi di battute tra gli interpreti. Ciò aiuta ad approfondire sia l’ambientazione sia i profili psicologici e emotivi di ciascuno, andando a comporre una pluralità ben caratterizzata. Anche quando la scrittura scivola nello stereotipo, l’immersione è garantita dal giusto equilibrio tra tono leggero e drammatico, specie nei momenti più brutali ed espliciti. Tra i talenti emergenti convincono soprattutto i due protagonisti, abili nel trasmettere il graduale intensificarsi del loro legame. Un titolo che colpirà senz’altro gli amanti dell’originale e che susciterà, anche tra i neofiti, più di qualche riflessione costruttiva (g.s.).
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi
