tensioni

Covid, duello social tra Conte e Meloni 

Il leader del M5S chiede un confronto pubblico con la premier 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

La campagna elettorale per le primarie è già in corso e Giuseppe Conte va di fretta. Nella gara a chi sarà la controparte di Giorgia Meloni, al presidente M5s ha fatto gioco il botta e risposta con la premier iniziato subito dopo l'audizione in commissione Covid, quando lui l'ha sfidata pubblicamente a un confronto politico. E però le primarie si faranno se anche la segretaria del Pd Elly Schlein sarà convinta. Perché per adesso non le dà affatto per scontate, non esclude altre vie: «Prima il programma, poi o faremo un accordo a chi prende un voto in più oppure le primarie».

Lo scenario

Conte guarda alla sfida diretta. Per questo molti commentatori hanno letto nell'atteggiamento che ha tenuto in commissione Covid anche come un messaggio ai naviganti: un modo per sottolineare di aver già guidato il Paese e di averlo fatto nel periodo complicatissimo della pandemia. Uscito dall'Aula, parlando con i cronisti, Conte si è rivolto direttamente a Meloni, accusandola di essere la “regista” degli attacchi subiti in una commissione trasformata in «plotone di esecuzione». E le ha lanciato la sfida: «Confrontiamoci politicamente».

La replica

La premier gli ha risposto via social: «La verità sulla pandemia non è un attacco politico. È un diritto degli italiani». Lo scontro è terminato al mattino successivo, quando Conte è tornato su uno dei punti toccati nello scambio: «Sono passate ore - ha scritto rivolgendosi alla premier - ma 5 minuti ancora non li ha trovati» per dare risposte sui casi come Delmastro e Santanchè. Il tema della lotta fra Conte e Schlein per la leadership è ormai sul tavolo della coalizione. «Conte è una grande personalità del centrosinistra», ha detto il deputato Pd Arturo Scotto. «Ha una legittima ambizione di tornare a Palazzo Chigi. Si misurerà nelle primarie, dopo che avremo sottoscritto un programma comune, e il Pd esprimerà la candidatura di Schlein. Io credo che Schlein sarà la leader del centrosinistra che sfiderà la destra di Meloni».

Il dilemma

C'è la questione del programma, però, che non sarà facile affrontare, specie per il tema degli aiuti militari all'Ucraina. «Questo campo largo è un casino», ha detto l'ex premier Romano Prodi. «Prendano una decisione sulla politica estera. Per ora sono solo incasinati, uno dice una cosa, uno ne dice un'altra e basta. Ma una decisione dovranno pur prenderla». Le vicende parlamentari hanno messo in chiaro anche un altro punto debole. Il tema del riarmo, che ha provocato una divisione nel Pd, con i riformisti che hanno preso le distanze dalla risoluzione unitaria di Pd, M5s e Avs perché non contemplava l'accesso al Safe, il prestito Ue per la difesa degli Stati. «Non c'è una spaccatura nel Pd - ha detto Scotto - la linea di Schlein è sempre stata molto chiara: siamo contro il riarmo nazionale, contro il 5% del Pil in spese militari imposto da Trump, abbiamo sempre detto che la strada era la difesa comune europea. Da lì non ci siamo mossi, su quel terreno abbiamo costruito la risoluzione unitaria con Avs e M5s. Era la posizione del Pd di sei mesi fa e di oggi. Non ci sono novità, ci sono dei dissensi legittimi, molto circoscritti, che vanno rispettati, ma l'orientamento politico è quello».

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

Accedi agli articoli premium

Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?
Sottoscrivi
Sottoscrivi

COMMENTI