Piazza Pigafetta.

Battaglia giudiziaria sulle case di Sant’Elia 

Stato e Regione non si accordano e più di cento famiglie non possono acquistarle 

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Non hanno mai potuto riscattare le abitazioni di servizio e rischiano di dover pagare cifre esorbitanti per l’applicazione di un diverso canone d’affitto. Una beffa per più di cento famiglie residenti negli alloggi di servizio per le forze armate, in piazza Pigafetta, a Sant’Elia. Una vicenda che va avanti da oltre trent’anni, finita nelle aule di Tribunale: l’ultimo atto è una diffida presentata dagli avvocati Lorenzo e Umberto Locci, indirizzata alla Regione, ad Area, al ministero dell’Economia e all’Agenzia del demanio regionale. La richiesta è chiara: «Si arrivi alla definitiva conclusione delle procedure amministrative di alienazione degli alloggi per individuare con certezza l’amministrazione competente alla definizione delle singole domande di acquisto presentate dagli aventi titolo». Tradotto: Regione e Stato si mettano finalmente d’accordo per consentire a più di cento famiglie di diventare proprietari delle case in cui vivono anche dal 1988. E chi vive in piazza Pigafetta è sfinito: «Una storia assurda».

Lo scontro

Una vicenda che riguarda 156 abitazioni nelle nove palazzine con ingresso dalla piazza e anche su via Schiavazzi. «La nostra battaglia è iniziata già dal 1993. E purtroppo non è mai cambiato nulla», commenta Luciano Arca, uno dei residenti. Qui vivono famiglie di personale civile e militare dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria e corpo Forestale dello Stato. Il pasticcio inizia da subito: la realizzazione degli alloggi è stata affidata all’istituto autonomo per le case popolari (Iacp), l’assegnazione a una commissione provinciale e la gestione amministrativa all’azienda regionale per l’edilizia abitativa (Area). Gli assegnatari pagavano un canone concordato per gli appartenenti delle forze dell’ordine con aumenti annuali da calcolare secondo l’Istat. Nel 1993 la Regione, con legge apposita, ricomprende queste case tra quelle suscettibili di acquisto da parte degli assegnatari.

Lo stallo

Tutto sembrava andare nella direzione giusta: numerose famiglie hanno presentato la richiesta di acquisto. Ma, come denunciato nella diffida dai legali che rappresentano una cinquantina di persone, za distanza di trent’anni dall’avvio del procedimento amministrativo, le amministrazioni non hanno ancora adottato un provvedimento conclusivo. Una situazione che non può essere ulteriormente tollerata». Gli assegnatati sperano di avere finalmente notizie positive: sembra esserci uno spiraglio per il passaggio di proprietà tra amministrazioni per consentire così la definizione degli acquisti da parte delle persone interessate e che ne hanno diritto. Intanto, aspettando, c’è anche chi è morto senza vedere la parola fine in questa assurda vicenda, passata poi nelle mani dei propri familiari. E nella confusione generale, sembra che alcuni immobili siano già stata trasferiti al patrimonio della Regione, altri invece no.

La beffa

E aspettando, è arrivata un’ulteriore beffa. I canoni iniziali, proporzionali ai redditi e stabiliti per i rappresentanti delle forze dell’ordine, sono stati rivisti con aumenti esorbitanti. C’è chi ha iniziato a pagare i nuovi affitti e chi, ritenendoli ingiustificati, non lo ha fatto avviando una battaglia legale. Per ora sono arrivate due “sconfitte” in primo e secondo grado. Ma gli inquilini hanno già dato mandato ai loro legali di ricorrere in Cassazione.

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