Dalle origini modeste alla crescita di NP Immobiliare: l'imprenditore cagliaritano racconta sacrifici, scelte controcorrente, primi affari e progetti per il futuro.

Nicola, chi eri prima di diventare l'imprenditore che conosciamo oggi?

Ero un ragazzo nato a Cagliari e cresciuto a Selargius in una famiglia modesta. Siamo quattro fratelli, mio padre lavorava come dipendente e mia madre si occupava principalmente di noi. Non avevo eredità né conoscenze importanti. Ma fin da bambino ero affascinato dalle persone di successo. Ricordo quando, a circa dieci anni, vidi gli yacht a Porto Cervo: mi chiedevo cosa facessero i proprietari per permetterseli. Non provavo invidia, volevo capire come ci fossero riusciti.

Avevi un lavoro sicuro. Perché non ti bastava?

A 21 anni ero stato assunto in un'azienda di telecomunicazioni. Tutti erano contenti: uno stipendio, un contratto, un futuro stabile. Io no. Non riuscivo a immaginare la mia vita dietro a una scrivania a prendere ordini e aspettare il fine settimana. Desideravo decidere del mio tempo e costruire qualcosa di mio. Ho capito che, se volevo un futuro diverso, dovevo iniziare a comportarmi diversamente.

Perché hai scelto proprio gli immobili?

Mi hanno sempre affascinato i cantieri, le gru, i palazzi in costruzione. Ho iniziato a studiare il mercato di Cagliari: prezzi, quartieri, caratteristiche degli edifici e possibilità di riqualificazione. Cercavo opportunità in ogni strada.

Hai passato due anni quasi isolato dal mondo. Che periodo è stato?

Durissimo. Mentre i miei coetanei uscivano e viaggiavano, io dividevo le giornate tra lavoro e studio, anche sette o otto ore al giorno. Risparmiavo oltre l'80% dello stipendio e vendetti perfino la macchina nuova per usare quella di mio nonno. Niente cene fuori, discoteche o vacanze. Avevo un obiettivo scritto su un foglio. Quei sacrifici mi hanno temprato.

C'è stato un momento in cui hai pensato di mollare?

Una sera di gennaio pioveva a dirotto. Dopo il lavoro avevo un appuntamento in agenzia per un immobile. Cercai parcheggio a lungo, arrivai fradicio e scoprii che era già stato promesso a un altro acquirente. Tornai in macchina e rimasi fermo due ore a fissare il nulla. Erano quasi due anni che lavoravo senza risultati. Mi chiedevo se stessi sprecando la mia giovinezza. Quella sera toccai il fondo. Ma il giorno dopo ho continuato.

Come è arrivata la prima operazione, senza grandi capitali?

Avevo trovato una proprietà a 30.000 euro. Tra acquisto, lavori e professionisti servivano circa 78.000 euro; io avevo risparmiato 20.000 euro. Versai 5.000 euro di caparra e iniziai a cercare il denaro mancante. Dopo un'infinità di rifiuti ottenni un prestito bancario di 30.000 euro. Dovevo ancora trovare chi eseguisse i lavori accettando un pagamento posticipato: incontrai molte imprese, finché una accettò il progetto. Ventuno giorni dopo l'inizio del cantiere vendetti l'immobile sulla carta a 118.500 euro. Avevo realizzato i miei primi 40.000 euro. Fu la prova che lo studio poteva trasformarsi in un risultato concreto.

Che cosa hai provato allora?

Una soddisfazione enorme, non soltanto per la cifra. Ero partito con 500 euro sul conto, senza esperienza e senza qualcuno che mi finanziasse. Avevo finalmente concluso un affare. Capii che non dovevo fermarmi: dovevo reinvestire, continuare a formarmi e migliorare a ogni operazione.

Nel 2020 nasce NP Immobiliare Srl. Come è cresciuta?

Ho strutturato un modello basato sull'acquisto e sulla riqualificazione di immobili, anche grandi palazzi e uffici, da trasformare in appartamenti moderni. Nel tempo ho costruito una squadra di professionisti e consolidato i rapporti con clienti e investitori privati. Proprio questi ultimi hanno avuto un ruolo importante: grazie anche alla fiducia di persone che hanno scelto di investire capitale nei miei progetti, negli ultimi anni ho potuto affrontare operazioni sempre più importanti e accelerare la crescita. Oggi coordino una struttura organizzata e cantieri sempre più complessi.

A trent'anni hai raggiunto il tuo primo milione. Che cosa è cambiato?

È cambiata la tranquillità economica, non la voglia di fare. Posso vivere esperienze prima impensabili. Ma il vero vantaggio è poter scegliere: con chi lavorare, come organizzare la giornata, quali progetti seguire. Non volevo diventare ricco per possedere oggetti costosi. Volevo essere padrone del mio tempo. Continuo a lavorare perché il lavoro è la mia più grande passione, non perché sono obbligato.

Quanto conta il tuo carattere anticonformista?

Molto. A scuola non ero uno studente modello: mi sono diplomato con 63. Non sono mai stato bravo a seguire un percorso solo perché tutti lo consideravano giusto. Col tempo ho trasformato questa caratteristica nella capacità di ragionare con la mia testa e vedere quello che la maggior parte delle persone non vede.

Come vivi il giudizio degli altri?

Quando racconti pubblicamente i tuoi risultati, qualcuno ti apprezza e qualcun altro ti critica. Ascolto le critiche costruttive, riconosco gli errori, ma non ho mai pensato di rinunciare alle mie ambizioni per paura di ciò che penseranno gli altri. Quando si tratta di pettegolezzi preferisco lasciare parlare il lavoro e i risultati.

Quanto conta la fiducia nel tuo settore?

È fondamentale. Nel mercato immobiliare si lavora con patrimoni importanti e spesso con i risparmi di una vita. Un cliente deve sentirsi seguito anche dopo il rogito; un investitore deve sapere con chi sta collaborando. Oggi lavoriamo anche con investitori privati che partecipano finanziariamente alle nostre operazioni. Per me è una grande responsabilità: dietro ogni investimento c'è una persona che si affida alla mia esperienza e ai progetti che sviluppiamo.

Cosa diresti al Nicola di 23 anni?

Di continuare, anche quando sembra che gli sforzi non portino da nessuna parte. Quei due anni in cameretta, le rinunce e le porte chiuse sarebbero diventati fondamentali. Gli direi anche di non avere fretta: le cose importanti spesso richiedono più tempo di quanto immaginiamo.

Qual è oggi la tua ambizione più grande?

Continuare a crescere, come persona e come imprenditore. Voglio sviluppare nuovi progetti e costruire qualcosa rimanga anche quando non ci sarò più. Uno dei prossimi obiettivi è portare NP Immobiliare oltre il territorio in cui è nata, con cantieri contemporaneamente in più città italiane. Mi interessa confrontarmi con nuovi mercati: Milano, per esempio, è una città che sto già osservando con attenzione e nella quale mi piacerebbe sviluppare progetti immobiliari. Per me il successo non è un traguardo definitivo, ma la possibilità di continuare a costruire anno dopo anno.

Che consiglio daresti a un giovane che sogna di cambiare vita?

Di non usare il punto di partenza come una scusa per non provarci. Io non avevo capitali o una famiglia di imprenditori alle spalle. Avevo voglia di imparare e una grande determinazione. Bisogna studiare, sviluppare competenze, gestire il denaro e passare all'azione. Non esistono scorciatoie né risultati garantiti. Ma aspettare il momento perfetto è spesso il modo migliore per non iniziare mai.

Informazione promozionale a cura di NP Immobiliare

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