Dopodomani, venerdì 29 novembre, anche la Sardegna alza la voce contro la manovra finanziaria del governo Meloni. Alle 9 piazza Garibaldi a Cagliari sarà il punto di partenza di un corteo che si snoderà fino a piazza del Carmine, unendosi al grido di protesta che in questi giorni sta risuonando in tutta Italia.

Il motivo? Una legge di bilancio che, secondo i sindacati, ignora le esigenze delle fasce più deboli e favorisce rendite e grandi ricchezze. Francesca Ticca, leader regionale della Uil, non usa mezzi termini: «Questa finanziaria non risponde al mondo che rappresentiamo: lavoratori, pensionati e precari. Siamo le fasce deboli che reggono l’impalcatura del sistema italiano, gli unici che pagano le tasse. Tre euro in più per le pensioni, senza rivalutazione rispetto al costo della vita, sono uno schiaffo inaccettabile. Dopo il 29, il tavolo va riaperto per discutere punti fondamentali».

A far discutere è anche la precettazione annunciata dal vicepremier Matteo Salvini per limitare lo sciopero, un intervento che i sindacati giudicano come l’ennesimo attacco a un diritto costituzionale.

Fausto Durante, numero uno della Cgil Sardegna, replica duramente: «Salvini ci precettò anche l’anno scorso e dopo 15 giorni il Tar diede ragione a noi. È ora che capisca che il diritto di sciopero è troppo importante per essere soggetto alle sue bizzarrie».

Ma la protesta non si ferma alla difesa dei diritti sindacali. Per Durante, il problema centrale resta una manovra che «non dà risorse ai lavoratori, ai pensionati, ai giovani e alle donne, che premia evasori e grandi ricchezze e non interviene per migliorare salari e pensioni, arretrati del 2,8% rispetto al 1991».

Inoltre il leader della Cgil aggiunge: «Abbiamo troppo lavoro precario e troppi tagli a sanità, istruzione, trasporti e diritti fondamentali. È una legge finanziaria iniqua che produrrà danni all’economia e alla società».

© Riproduzione riservata