In Sardegna aziende senza ricambio generazionale, a causa del crollo della popolazione giovanile. 

A lanciare l’allarme è il Centro Studi di CNA, che chiede alle istituzioni «risposte immediate su credito, formazione e trasmissione d'impresa».

Nel dossier, la Confederazione Nazionale Artigianato snocciola anche i dati del fenomeno: «Sono 9.476 i titolari di imprese individuali sarde che hanno almeno 70 anni, pari al 10,1% del totale. Dieci anni fa erano 8.527».

Il dato più critico, per la Sardegna, riguarda però la base demografica su cui si dovrebbe reggere il ricambio generazionale: tra il 2015 e il 2026 la popolazione isolana tra i 20 e i 39 anni si è ridotta del 23,5%, «il calo più marcato tra tutte le venti regioni italiane, a fronte di una media nazionale del 10%».

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«Un doppio movimento – più anziani alla guida delle imprese e sempre meno giovani nel bacino demografico da cui attingere – che espone l'Isola a un rischio concreto di impoverimento del proprio tessuto produttivo, fatto in larga parte di micro e piccole imprese artigiane a conduzione familiare», evidenzia il rapporto.

CNA osserva come «in Sardegna le imprese guidate da under 35 sono scese del 26,6% in dieci anni (-4.646 unità), un calo superiore alla media Italia (-24%)». 

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Numeri strettamente collegati alla contrazione demografica: tra il 2015 e il 2026 la popolazione sarda tra i 20 e i 39 anni è infatti passata da 391.340 a 299.428 residenti, con una perdita di quasi 92mila persone: -23,5%, il calo più elevato tra tutte le regioni italiane, a fronte di una contrazione media nazionale del 10% circa.

L’effetto di questo fenomeno influenza, come detto, l’imprenditoria: tra il 2014 e il 2024 – sottolinea il Centro Studi CNA - le imprese sarde guidate da under 35 sono scese da 17.491 a 12.845» e «meno popolazione giovane e meno imprese giovanili significano una platea sempre più ristretta di potenziali nuovi imprenditori proprio negli anni in cui il numero di titolari anziani continua a crescere».

Guardando ai dati per provincia, Oristano guida la Sardegna per incidenza di titolari over 70 (11,8%); Nuoro è la provincia con la maggiore densità di imprenditori anziani sul tessuto d'impresa, quinta in Italia.

A livello di calo demografico, invece, Sud Sardegna, Oristano e Nuoro sono tra le prime tre province italiane per calo di popolazione giovanile 20-39 anni.

Dopo la “fotografia” dello status quo, la Confederazione lancia anche alcune proposte per tentare di invertire la rotta: «I dati del nostro Centro Studi - dicono Luigi Tomasi e Francesco Porcu, rispettivamente presidente e segretario regionale di CNA Sardegna - descrivono un'Isola che invecchia sul piano imprenditoriale in linea con il resto del Paese, ma che perde i propri giovani a una velocità che non ha eguali in Italia. È un incrocio pericoloso: se mancano i ragazzi e le ragazze che potrebbero subentrare, il rischio non è soltanto la chiusura di singole attività, ma la dispersione di competenze, botteghe e mestieri che da generazioni sostengono l'economia e l'identità dei territori sardi».
Per questo, «servono strumenti concreti e mirati sul nostro territorio: politiche per la trasmissione d'impresa, accesso più semplice al credito per chi rileva un'attività, formazione e accompagnamento per i giovani che vogliono avvicinarsi all'artigianato e alla piccola impresa».
«Ogni impresa che chiude perché non trova chi la continua non è solo la perdita di un'attività economica, ma la dispersione di un patrimonio costruito in decenni di lavoro - concludono Tomasi e Porcu - Per la Sardegna, dove l'artigianato pesa più che nella media nazionale, questo significa difendere occupazione, comunità e qualità del lavoro nei nostri territori. Il primato negativo sul calo demografico giovanile deve diventare, per le istituzioni regionali e nazionali, una priorità di intervento immediata».

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