«Il vino italiano continua a rappresentare un pilastro economico e culturale, con un valore che supera i 14 miliardi di euro e un peso pari all’1,1% del Pil nazionale. Tuttavia, i dati evidenziano un rallentamento su alcuni fronti, in particolare sui consumi interni e sull’export, segno di un sistema che deve adattarsi a nuovi equilibri globali». È l’analisi dell’enologo Andrea Pala per la 58ª edizione, a Verona, del Vinitaly, appuntamento di riferimento per il comparto vitivinicolo internazionale e osservatorio privilegiato per leggere le trasformazioni in atto nel settore. Per Pala «il comparto si conferma solido dal punto di vista strutturale, ma attraversa una fase di profonda evoluzione nei modelli di consumo e nelle dinamiche di mercato».

I consumi

Come si legge in un comunicato stampa, «uno degli elementi più rilevanti riguarda l’evoluzione dei consumi. In Italia si contano circa 30 milioni di consumatori di vino, pari al 55% della popolazione, un dato stabile negli ultimi anni. Ciò che cambia, però, è la frequenza». «Il consumo», sottolinea Pala, «non è più quotidiano o abituale: cresce la quota di consumatori occasionali, che scelgono il vino in momenti specifici. È un passaggio culturale importante: meno quantità, più qualità e maggiore consapevolezza». Negli ultimi vent’anni, infatti, «i consumatori saltuari sono passati dal 44% al 61%, incidendo sempre di più sul totale dei consumi. Questo fenomeno si riflette anche nelle vendite, che registrano una contrazione sia nella grande distribuzione sia nel canale horeca, confermando un trend di riduzione dei volumi».

Nuove generazioni

Un altro elemento chiave emerso a Vinitaly, si evidenzia nella nota, riguarda il ruolo delle nuove generazioni. «I giovani, evidenzia ancora Andrea Pala, «si avvicinano al vino con curiosità, ma con modalità diverse rispetto al passato. Sono più aperti alla sperimentazione, meno legati alle abitudini familiari e più attenti al contesto di consumo, all’esperienza e al racconto del prodotto». I dati mostrano una forte propensione alla scoperta, con oltre il 70% della Gen Z «interessata a provare vini nuovi, mentre il fattore prezzo rimane comunque determinante nelle scelte d’acquisto. Si afferma inoltre una polarizzazione: da un lato prodotti accessibili e immediati, dall’altro vini premium legati al territorio e all’identità». Tra le tendenze emergenti si segnalano: la crescita dell’interesse per vini a basso contenuto alcolico o dealcolati; l’integrazione sempre più forte tra vino, turismo ed esperienze; la ridefinizione del rapporto tra vino e ristorazione.

Produzione e mercati

L’Italia si conferma tra i leader mondiali con una produzione stimata intorno ai 44 milioni di ettolitri nel 2025. «Il sistema produttivo è solido e strutturato, ma deve affrontare sfide complesse: cambiamenti climatici, pressione sui costi, nuove dinamiche commerciali e ridefinizione dei mercati internazionali», afferma Pala.

Focus Sardegna

Per Andrea Pala «la Sardegna ha tutte le carte per giocare un ruolo sempre più rilevante: vitigni autoctoni, biodiversità e un forte legame con il territorio rappresentano un valore competitivo importante. La sfida è rafforzare il posizionamento sui mercati, puntando su racconto, enoturismo e coerenza qualitativa».

Il futuro

 Secondo l’enologo, il futuro del vino sardo passa attraverso una strategia integrata che valorizzi le produzioni locali e intercetti le nuove esigenze dei consumatori, sempre più orientati verso autenticità e sostenibilità. Il quadro complessivo che emerge da Vinitaly 2026 non è quello di un settore in crisi, ma di un comparto in trasformazione. «Il vino», conclude Pala, «non sta perdendo rilevanza, sta cambiando pelle. Oggi il valore non si misura più solo in litri, ma in esperienza, identità e capacità di dialogare con nuovi pubblici. Chi saprà interpretare questo cambiamento sarà protagonista nei prossimi anni».

© Riproduzione riservata