Scrivere la biografia di un santo, soprattutto se si tratta di un personaggio della portata di Ignazio di Loyola, non è semplice. Il rischio di abbandonarsi alla retorica, all’apologia o peggio all’agiografia è perennemente dietro l’angolo. L’unica possibilità quando si intraprendono imprese di questo tipo è approfondire i propri studi anche quando si ritiene di sapere tutto – anzi, soprattutto quando si è convinti di sapere – ed essere sempre onesti con sé stessi e anche nei confronti della persona che si vuole raccontare. Ci vuole capacità di discernimento – termine che più ignaziano non potrebbe essere - tra falso e vero, tra ciò che ci viene dai nostri pregiudizi e ciò che è il frutto della nostra serena conoscenza. Insomma, se la biografia si riduce a un santino in gloria oppure in una caricatura, a nostro parere, non vi è biografia. Vi è inutile narcisismo.

La copertina del libro
La copertina del libro
La copertina del libro

Nel suo Ignazio di Loyola (Laterza, 2026, pp. 320, anche e-book) la teologa Flaminia Morandi sfugge a ogni tentazione narcisistica e agiografica per regalarci un ritratto a tratti sorprendete e intimo del fondatore dei Gesuiti. Lo fa ripercorrendo, naturalmente, i momenti fondamentali della vita di Ignazio, dalle avventure di una adolescenza dissennata e libertina alle imprese di guerra alla scoperta di una dimensione religiosa che il futuro santo non aveva mai sospettato di avere per arrivare al cammino che porterà alla nascita della spiritualità ignaziana e dell’ordine dei Gesuiti. Morandi, però, ripercorre queste vicende da un punto di vista diverso da quello tradizionale, tutto focalizzato sull’evoluzione della figura di Ignazio. Incentra, viceversa, la sua ricerca cercando di raccontare il legame fondamentale, ma poco esplorato tra Ignazio e le donne. Il libro, come scrive la stessa autrice, “è una lettura del loro rapporto lungo la storia che va dalla conversione di Ignazio alla chiusura delle porte della Compagnia alle donne”.

Ebbene, tutti sappiamo che nel pieno della Controriforma, Ignazio di Loyola rivoluzionò la Chiesa cattolica con la fondazione della Compagnia di Gesù e introducendo in un mondo cattolico che sembrava aver perso tutto il vigore del cristianesimo originario i suoi ‘esercizi spirituali’, metodo in cui grazie al silenzio, alla meditazione, alla preghiera e alla rinuncia le persone diventano più libere dalla paralisi degli automatismi e riescono a mettere ordine nel caos interno. In modo sorprendente per il tempo, Ignazio coinvolse le donne in questa pratica che conferì loro una consapevolezza di sé e un’autonomia impensabili nel Cinquecento. Come scrive ancora Morandi: “Era con donne che Ignazio dopo la conversione aveva avuto i colloqui spirituali più illuminanti. Era a donne illetterate, ma in cui aveva riconosciuto la sincerità della ricerca che Ignazio aveva ‘dato’ gli Esercizi ancora in stato di abbozzo”

Fu un atto rivoluzionario perché attestava che l’esperienza spirituale e religiosa non aveva bisogno di preparazione teologica e neppure di un qualche tipo di cultura. L’esperienza spirituale e religiosa avviene viceversa “se qualcuno aiuta un altro ad aprire una breccia nel muro che c’è tra la profondità della coscienza, dove risiede la domanda del Mistero, e la costruzione culturale e intellettuale che chiude la persona nell’automatismo dei comportamenti” scrive ancora Morandi.
In aggiunta fu proprio grazie ad alcune donne ricche e potenti che si radunarono attorno a lui e che lo sostennero con grande forza agli inizi del suo percorso spirituale, che Ignazio riuscì ad aver accesso alle corti papali e imperiali che poi abbracciarono la sua proposta nel pieno della Controriforma.

Eppure, lo stesso Ignazio finì per escludere le donne dall’istituzione che aveva fondato. Una scelta poco comprensibile visto che lo stesso papa Paolo III Farnese aveva inizialmente approvato l’ingresso femminile nella Compagnia, salvo poi, su insistente pressione di Ignazio, estrometterle ufficialmente nel giro di pochi mesi. Perché Ignazio prese questa posizione? Si può adombrare l’ipotesi che le donne grazie agli Esercizi ignaziani avessero imparato a conoscersi, a vivere il faccia a faccia con i propri limiti e grazie a questa conoscenza a trovare una via di comunicazione con il Mistero. Quelle donne avevano acquisito una consapevolezza inedita per chi apparteneva al sesso femminile nel Cinquecento e non era di famiglia aristocratica: la consapevolezza della libertà e della determinazione. La conseguenza era che donne di questo tipo diventavano pericolose perché decisioniste, indipendenti. È una possibile lettura per la scelta di Ignazio, ma non è “la” lettura secondo Morandi. Spiegare così la scelta ignaziana significa accontentarsi di una risposta parziale, rimanere in superficie, non ricorrere a quel discernimento di cui dicevamo all’inizio. Flaminia Morandi fa ben di più. Pone la domanda “perché Ignazio decise di escludere le donne dalla Compagnia di Gesù” al centro di una vera e appassionante indagine nella biografia del santo che apre scenari inediti e invita a riconsiderare non solo il passato, ma anche il futuro di una questione – quella della presenza e del ruolo delle donne - che continua a interrogare la Chiesa contemporanea, senza ottenere risposte soddisfacenti…almeno per ora.

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