V a bene la ragion di Stato, che ha le sue ragioni. Va bene la realpolitik, che sacrifica i principi etici agli interessi economici. Va quasi bene il mors tua vita mea per difendere il mio benessere a scapito del tuo. Ci sono però limiti invalicabili oltre i quali il cinismo diventa perversione. Nel passato storico tragedie di popoli sono scaturite proprio dall’applicazione della ragion di Stato e della realpolitik, termine internazionale di conio ottocentesco che giustifica gli accordi con il nemico in nome del cosiddetto pragmatismo politico. La gente subiva e accettava persino il sacrificio estremo perché le veniva fatto credere anche l’inverosimile. Era vittima di un’informazione artatamente distorta e a tutto si adattava. La comunicazione era scarsa e lenta, facilmente manipolabile e sottoposta a censura. Oggi le vie della comunicazione sono così tante e potenti che è impossibile censurarle tutte. Nessun governante può turlupinare la gente senza rischiare d’essere smascherato. Ciò nonostante qualcuno ci prova. Ci ha provato Donald Trump, che in due anni di governo ha praticato in modo spregiudicato sia la ragion di Stato sia la realpolitik. La forza della comunicazione, che senza riuscirci egli ha cercato di controllare, lo ha travolto. Il re ora è nella polvere e su di lui si può infierire senza nulla rischiare. Semmai si acquisiscono bonus per il futuro.

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