M ancano i valori, un nostalgico modo di dire di chi non sa più cosa dire e meno ancora cosa fare. Che si svalutino è normale, è andata sempre così; i valori sono nient’altro che coefficienti sociali attraverso i quali una comunità convive con il minor tasso possibile di belligeranza. Prima della rivoluzione francese la società era organizzata per valori gerarchici, dopo - almeno formalmente- secondo giustizia, uguaglianza e libertà. Il ’68 stravolge i valori tradizionali: le rigide discipline della famiglia, della scuola e dello Stato. La nuova generazione proietta nelle piazze colorate visioni diverse: la scuola, la casa, l’ambiente. Il potere che guarda attraverso le lenti incrostate dagli anni è bloccato nei propri valori fondati in un tempo ormai perduto che non aggiorna per pigrizia o per l’incapacità di affrontare il nuovo che avanza anche senza di loro. I ragazzi, dopo i cortei conclusi senza grossi incidenti, per volontà dei manifestanti e abilità dell’intelligence e delle forze dell’ordine, nel giro di 24 ore hanno ripulito le stesse strade che avevano percorso. Prima con i cartelli al cielo, dopo con la ramazza. La Gen Z abbraccia in uno il mondo cattolico e quello laico, chi crede per fede e chi in ciò che vede. C’è una gran voglia di cambiare, l’ha detto l’America e fortissimamente lo urla l’Italia dalla faccia giovane e pulita.

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