Buone azioni
Caffè Scorretto
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L a signora davanti ai Giardini Pubblici ha l’espressione costernata di chi, per questioni di forza maggiore, sta per lasciare l’auto in tripla fila con avvitamento carpiato e criminale. Tu invece ce l’hai parcheggiata lì, a un metro e mezzo dall’ingresso, a un passo da dove bimbi e bimbetti scorrazzano tra le attrazioni di DanzEstate: posteggio legalissimo, comodissimo, gratuitissimo. Però devi andare via (a scrivere questa rubrica, per l’esattezza). E quindi con un paternalismo da convoglio alimentare Onu in terre di carestia distogli la signora dai suoi sensi di colpa preventivi e le dici: “Guardi, egregia, che io sto andando via: ce l’ho parcheggiata proprio lì”. E te ne vai in un profluvio di ringraziamenti, lasciando una scia di santità urbana. Poi però in auto pensi: questa non è una buona azione, perché a me non è costata proprio nulla. È solo una coincidenza, neutra per me e fortunata per lei.
Forse anche per gli angeli è così. Fanno il bene degli umani ma a loro non costa nulla, e più che essere buoni amano sentirsi tali, tanto i miracoli li paga la Ditta. I santi no, quelli sono proprio buoni e pagano di tasca. Ma degli angeli non abbiamo mai capito molto. A un certo punto si discusse anche di che sesso fossero, ma poi si smise. Forse nel timore che anche lì qualcuno subodorasse troppa frociaggine.