SPETTACOLI

il tango rielaborato

Il principe del bandoneon Di Bonaventura sul palco di Alghero e Porto Torres

L'intervista al virtuoso musicista marchigiano
daniele di bonaventura (foto michele bordoni)
Daniele Di Bonaventura (foto Michele Bordoni)

Il tango di Piazzolla e di Gardel, elaborato da uno dei migliori interpreti del bandoneon a livello internazionale.

Daniele Di Bonaventura, l'eclettico e virtuoso musicista marchigiano, ha scelto la splendida cornice del chiostro di Alghero e della basilica di San Gavino per esibirsi, il 13 e il 15 agosto alle 21.30, nel nuovo progetto orchestrale "Tango Suite remembering Piazzolla" accompagnato da un coro di violini, viole, violoncelli e contrabbasso dell'Ars Musicandi, ensemble nata in seno all'Associazione Musicando Insieme.

Inseriti nella XIV edizione di Musica & Natura a cura del direttore artistico Donatella Parodi, i concerti concluderanno la manifestazione di musica classica e jazz, 14 appuntamenti itineranti tra la città di Porto Torres e Alghero. Le location dalle mille suggestioni ospiteranno un fuoriclasse della musica improvvisata ma raffinata e colta, il compositore-arrangiatore Daniele Di Bonaventura.

Come è nato il progetto "Tango suite"?

"L'idea risale a un po' di tempo fa, in occasione della preparazione del progetto orchestrale per i cento anni dalla nascita di Astor Piazzolla in programma nel 2021. Volevo suonare una cronologia del tango argentino, dalle origini del Novecento passando per il tango canzone di Gardel al tango strumentale di Piazzolla, fino a quello moderno scritto da me. Questo progetto in particolare nasce dal fatto che io collaboro con tante associazioni di musiche e Donatella Parodi ha colto la mia proposta".

Chi è Piazzolla per Di Bonaventura?

"Piazzolla è stata la persona che mi ha trasmesso l'amore per il bandoneon. Un musicista aperto, il più grande che l'Argentina abbia mai conosciuto. Quando lo conobbi all'epoca suonavo il pianoforte e mi innamorai della sua musica quando lo vidi suonare il bandoneon. È stato come un colpo di fulmine verso quello strumento che imparai a suonare come autodidatta perché arrivavo dal conservatorio dove avevo studiato il pianoforte e lui mi ha insegnato ad amarlo. Il bandoneon, strumento principe del tango argentino".

Qual è la sua grande capacità?

"Il bandoneon è una sorta di voce, uno strumento molto vicino alla nostra voce, un suono che si gestisce con il mantice, come se fosse un prolungamento del tuo stomaco, un specie di diaframma per un cantante che ti regala la massima libertà di espressione".

Qual è il mondo musicale che preferisce, la sua dimensione ideale, l'assolo o la compagnia di altri strumenti?

"Io suono con migliaia di formule differenti e la struttura di questo progetto, i suoi arrangiamenti, sono per una sinfonia concertante dove i violinisti e tutti i musicisti interagiscono con me. Suonare da solo è la cosa migliore, ma l'orchestra conserva un suo fascino. Per esempio suonerò quest'anno al festival di Berchidda con Paolo Fresu e questo dimostra che la cosa più importante è trovare l'interlocutore musicale giusto".

Nella sua esperienza musicale ha praticato diversi generi musicali. Qual è il genere in cui meglio si identifica?

"Ho studiato musica classica e moderna, poi ho incontrato il jazz con Bill Evans e da lì è cambiata la mia vita. Con il bandoneon ho scoperto il tango, ma tutte queste esperienze si possono unire in un unico linguaggio comune qual è il jazz, una sintesi tra scrittura e improvvisazione".

Perché ha scelto di suonare in due luoghi sacri, il chiostro di Alghero e la Basilica a Porto Torres?

"Perché sono due luoghi stimolanti. Il chiostro è la cornice perfetta per la musica. Non ci sono disturbi e rappresenta la dimensione giusta per la musica da camera. Nella basilica di San Gavino l'acustica è più generosa, il suono è più ridondante e rende meglio con l'ensemble di violini: luoghi perfetti per fare i concerti".

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