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La sanità oristanese è moribonda

Il rimedio? Una grande mobilitazione
l ospedale di oristano (archivio l unione sarda)
L'ospedale di Oristano (Archivio L'Unione Sarda)

La sanità oristanese è moribonda. A sancirlo anche l'assessore regionale che, durante l'ultima visita che ha svolto all'ospedale San Martino di Oristano ha preso atto delle tante criticità che esistono nei reparti. Nel corso degli anni sono stati compiuti una serie di tagli talmente radicali che stanno mandando in coma il sistema. Oristano, Ghilarza, Bosa: tre ospedali al collasso. Una situazione che sta diventando talmente preoccupante che due mesi fa l'amministrazione comunale ha deciso di istituire una Commissione speciale sulla sanità che ha presentato obiettivi lanciando la proposta: «Il Comune di Oristano, città capoluogo, rivendica un ruolo guida nella tutela del diritto alla salute e chiama a raccolta i sindaci della provincia per una battaglia di civiltà senza colori». Chiaro il primo passo: «Una grande e generale mobilitazione». Già a ottobre. Il presidente Efisio Sanna e il suo vice Giuseppe Puddu prendono atto che «La situazione della sanità in provincia desta fortissima preoccupazione. Il Consiglio comunale, mettendo da parte le appartenenze politiche, più volte ha affrontato i temi legati alla sanità e a luglio ha istituito la Commissione speciale per la salvaguardia e la tutela della sanità, quale strumento di supporto al sindaco, per dargli più forza nel suo difficile compito a difesa del territorio. È stato un fatto eccezionale e storico. Tanto eccezionale quanto eccezionale e preoccupante è il livello di indebolimento della offerta sanitaria in provincia, a partire dal sostanziale depotenziamento dell'ospedale San Martino». «La situazione si è fatta insostenibile e la misura è colma - denuncia Efisio Sanna - Le carenze del personale medico, infermieristico e sanitario in generale, sono evidenti ed incomprensibili e per certi versi non hanno giustificazione alcuna soprattutto quando queste stesse carenze contribuiscono alla cessazione di importanti servizi, alla consistente riduzione delle prestazioni e alla decrescita di interi reparti». Decine di incontri La Commissione in questi mesi ha praticamente incontrato tutti coloro che, a vario titolo, hanno a che fare con la sanità. «E la richiesta da parte di tutti è stata unanime: rimettere in piedi una organizzazione sanitaria, strutturata, capillare e adeguatamente supportata da investimenti: per raggiungere questo obiettivo diventa più che mai indispensabile riempire di concretezza e utili azioni il riconoscimento dell'ospedale San Martino quale Dea di primo livello intorno al quale costruire nel territorio della provincia una rete di assistenza e cure che intervenga in diversi ambiti, che valorizzi la medicina territoriale e che combini in maniera sinergica i presidi ospedalieri di Bosa e Ghilarza», specificano Efisio Sanna e Giuseppe Puddu. La battaglia «La Commissione è dell'avviso che sul tema della sanità e del diritto alla salute vada intrapresa al più presto una strada unitaria - concludono Efisio Sanna e Giuseppe Puddu - Le posizioni dei decisori politici debbano essere bilanciate dalle esigenze e dai bisogni che provengono dai territori. Come sempre l'unità delle forze potrà essere determinante. La commissione quindi suggerisce e percorrerà una strada che veda insieme e in un unico disegno sinergico tutte le forze sociali, politiche, l'associazionismo e il mondo economico della nostra provincia. Riteniamo che i tempi siano maturi per una grande e generale mobilitazione». «Abbiamo un'idea di sanità priva di indottrinamenti localistici o di retaggi legati all'idea dei tagli lineari, ma una visione di sanità che sappia rimuovere subito le numerose criticità e guardare al diritto alla salute e all'organizzazione delle cure, in maniera realistica e efficace», conclude Sanna.

Sono numeri davvero da paura, quelli evidenziati anche nell'esposto che le associazioni hanno presentato in Procura nei giorni scorsi. Efisio Sanna ricorda due situazioni parte integrante di quella denuncia: «In 10 anni i diabetici sono aumentati anche nella nostra provincia del 35 per cento. Nello stesso arco temporale il personale però è stato ridotto del 40% e da 11 i punti di cura sono diventati otto». Così come sono praticamente al collasso al Pronto soccorso «tanto che il servizio di Osservazione breve non è più garantito». Ma sono al limite anche in Radiologia (dove si registra il taglio di sei operatori), in Laboratorio analisi e Farmacia. In Cardiologia invece l'Emodinamica è stata chiusa, in Onco-ematologia c'è solo un medico per 2 mila pazienti (e infatti i nuovi casi vengono tutti dirottati a Cagliari), Chirurgia lavora con otto medici. In Radiologia, dove sono previsti in pianta organica 14 medici ce ne sono otto (e due non lavorano la notte e uno usufruisce della 104). «L'Ordine dei medici apprezza e sostiene l'iniziativa della commissione sanità del Comune che ha pensato bene di promuovere un fronte unico dei sindaci di tutto il nostro territorio per mettere in atto un'azione decisiva e unitaria, che riteniamo utile e indispensabile per tutelare il diritto alla salute>, sottolinea il presidente Antonio Sulis.

Michele Masala

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