SALUTE

Cardiochirurgia

By-pass coronarici più duraturi
utilizzando l'arteria radiale

Un'importante scoperta che migliora la vita dei pazienti
un intervento di cardiochirurgia
Un intervento di cardiochirurgia

Quando occorre superare una vallata, per fa giungere i rifornimenti dall’altra parte, serve un ponte. Qualcosa di simile accade anche nel corpo umano, quando diventa necessario rifornire di sangue e ossigeno un’area del cuore in cui il sangue non arriva normalmente. Tra le tante armi a disposizioni degli specialisti, c’è appunto anche l’opportunità di strutturare una nuova via per sangue e ossigeno, che superi il blocco all’altezza di una o più arterie coronariche. Questa tecnica si chiama bypass: si tratta del più comune intervento di cardiochirurgia. Viene eseguito per creare una via alternativa al sangue ma, come un ingegnere calcola i materiali da impiegare, anche il medico deve studiare quale tessuto sia migliore per la durata del condotto. Una ricerca internazionale che ha visto una forte presenza italiana segnala come l’utilizzo dell’arteria radiale, un vaso arterioso che corre nel braccio, rispetto alla classica vena della gamba chiamata safena, possa migliorare i risultati a distanza. A dirlo è il Journal of the American Medical Association (JAMA). «Abbiamo concluso che questo approccio permette al paziente non solo di vivere meglio nel corso degli anni successivi, ma soprattutto di vivere più a lungo, questo perché si riduce l’incidenza di nuovi infarti e di essere sottoposto a nuove procedure di rivascolarizzazione miocardica - spiega Giuseppe Nasso, responsabile dell’Unità operativa di Cardiochirurgia all’Anthea Hospital di Bari-. L’arteria radiale, infatti, al contrario della vena safena, anche dopo tanto tempo rimane funzionante, mentre la vena grande safena tende purtroppo a chiudersi». Affidatevi agli esperti, in ogni caso, se occorre costruire un ponte che può salvare la vita. Sapendo che anche per il by-pass il bisturi può essere più “leggero” grazie a tecniche che permettono di eseguire un intervento di rivascolarizzazione miocardica senza sternotomia, ovvero senza la classica apertura al centro del petto, ma con soli uno o due piccoli tagli sulla parete laterale. Inoltre, si può fare l’intervento senza fermare il cuore, operando con il muscolo più importante del corpo che batte.

Federico Mereta

© Riproduzione riservata

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