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Operatori sanitari e asintomatici: il piano anti-contagi

Come bloccare il diffondersi del virus: il piano dell'associazione dei medici

Stare a casa, mantenere le distanze sociali, lavarsi spesso le mani, sono le piccole grandi regole che tutti dobbiamo seguire, ma quello che ora preoccupa i medici è bloccare subito i contagi dentro e fuori dagli ospedali, proteggere i positivi che possono aggravarsi e saturare le terapie intensive, estendere il monitoraggio di chi non ha sintomi, far operare il personale sanitario immunodepresso in smart working , ma sempre in trincea nell'emergenza Coronavirus.

Il piano - È un piano dettagliatissimo quello che Anaao-Assomed (associazione medici dirigenti), Aaroi Emac (associazione anestesisti rianimatori ospedalieri emergenza area critica) e Fvm (federazione veterinari medici e dirigenti sanitari) hanno presentato all'assessorato regionale alla Sanità. Chiedono prima di tutto un Osservatorio Covid-19, per un inventario quotidiano di posti letto, giacenze, farmaci e presìdi, e di attivare i protocolli standardizzati, che devono essere molto più stringenti per gli ospedali no Covid (con una completa chiusura degli ingressi, pretriage per i pazienti, zone filtro).

I pazienti - Spiegano i responsabili delle associazioni di categoria che hanno firmato il documento, Maria Elisabetta Piu, Susanna Montaldo, Cesare Iesu e Massimiliano Picoi, che «esistono due tipi di pazienti che, pur essendo inizialmente a basso impatto sul sistema sanitario, possono in breve peggiorare ed evolvere in emergenza respiratoria». Sono i positivi paucisintomatici (cioè con meno sintomi rispetto al consueto) e gli asintomatici con altre patologie, «pazienti altamente contagiosi che se in quarantena in casa possono essere fonte di infezione per i familiari, e la loro storia clinica può cambiare repentinamente». Dunque, queste persone - sottolineano i medici - hanno necessità di strutture ospedaliere a bassa intensità di cura, ma devono stare ben distinti dal resto del sistema sanitario, devono essere continuamente monitorati e, al peggiorare delle condizioni, può essere predisposto un rapido trasferimento in strutture a più alta intensità di cura. «In ospedali e padiglioni attualmente sottoutilizzati, come ad esempio il Marino di Cagliari e il Marino di Alghero, ma ogni zona della Sardegna ha strutture simili».

I misuratori - Ancora: bisogna acquistare pulsossimetri (per misurare l'ossigeno nel sangue e la frequenza cardiaca) da dare ai positivi asintomatici sotto i 50 anni e senza patologie pregresse, che potrebbero restare isolati nelle loro abitazioni. «Questi strumenti sono di grande aiuto per monitorare i pazienti, insieme con le Usca, le Unità speciali di continuità assistenziale che fanno i controlli a domicilio dei malati o dei casi sospetti».

Il personale - Un'altra proposta riguarda il «razionale utilizzo del personale sanitario immunodepresso o con malattie croniche». Questi dipendenti potrebbero, in smart working , lavorare nei centralini dei numeri verdi o, dato anche che sono tenuti al segreto professionale, fare le ricerche dei contatti degli infetti: una strategia che ha dimostrato grande efficacia nell'abbattimento della curva del contagio ad esempio a Singapore, Hong Kong e Corea del Sud.

Secondo Anaao-Assomed, Aaroi Emac e Fvm «i tamponi al personale sanitario devono essere eseguiti ogni 8-10 giorni, per mantenere le strutture ospedaliere protette». Non solo: il tampone «dev'essere fatto necessariamente a tutti i pazienti che devono essere sottoposti a interventi chirurgici e non, in cui c'è produzione di aerosol e contatto con mucose».

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