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salute pubblica

Ocse: in due mosse si potrebbe migliorare la Sanità

Le forze in campo ovvero medici e infermieri hanno bisogno di essere riequilibrate
(foto d archivio l unione sarda)
(foto d'archivio L'Unione Sarda)

L'OCSE è stata istituita con la Convenzione sull'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, firmata a Parigi il 14 dicembre 1960. Il suo scopo è la promozione, a livello globale, di politiche che migliorino il benessere economico e sociale dei cittadini. Dai 20 Paesi iniziali, tra cui l’Italia, paese fondatore, l’OCSE è passata oggi a 36 paesi membri. La Lituania è diventata dal 5 luglio 2018 il 36° paese membro.

Le tematiche trattate dall’Organizzazione attengono ai settori economico, finanziario, sociale, allo sviluppo sostenibile e all’innovazione tecnologica. Health at a Glance 2019, ovvero uno sguardo alla salute è un ponderoso report di 243 pagine che è necessario leggere con attenzione perché contiene molte analisi che riguardano il mondo della sanità dei 36 paesi con dati e considerazioni politiche ed organizzative che interessano da vicino anche noi. Sia come cittadini che le istituzioni preposte al governo della sanità. La salute della popolazione e la qualità dei servizi sanitari è stata analizzata con lo studio di circa 80 indicatori provenienti, in prevalenza da statistiche nazionali e da altri dati disponibili nei vari paesi. In particolare l’analisi ha messo in evidenza alcuni di questo aspetti. L’aspettativa, la speranza di vita alla nascita è in media di 80,7 anni nei 36 membri dell’OCSE, di 74,8 anni in Lettonia, 84,2 in Giappone e 83 anni in Italia. Le morti evitabili, quelle che vengono classificate come dovute a fattori di rischio modificabili o a causa di una mancata prevenzione o diagnosi precoce sono lo specchio delle qualità dei servizi sanitari nazionali. Nei paesi OCSE in media le morti evitabili sono 208 su 100mila abitanti. In Italia sono 143, in Giappone 138, in Israele 134, in Lettonia 426, in Ungheria 388, negli Stati Uniti 262. Le malattie croniche sono espresse come percentuale di pazienti diabetici adulti presenti negli stati afferenti allo OCSE.

(Foto d'archivio L'Unione Sarda)
(Foto d'archivio L'Unione Sarda)

Essi sono 6,4 nei dati medi OCSE, il 10,8 negli Stati Uniti, il 4,8 in Italia, l’8,3 in Germania. Sono stati esaminati poi fattori di rischio come fumo, alcool, obesità ed inquinamento atmosferico. Il nostro paese è in linea con la media OCSE come percentuale di fumatori, come quantità di consumo di alcoolici, di obesità e come numero di persone per 100mila abitanti esposte all’inquinamento atmosferico Possiamo dire che abbiamo uno stile di vita abbastanza sano. La nostra spesa sanitaria è lievemente inferiore alla spesa media dei paesi OCSE. Bisogna però osservare che il 73,9 % della spesa totale per la sanità è a carico del servizio sanitario, cioè coperta dalla fiscalità generale. Ma il 26,1 % è la spesa che sosteniamo per comprare servizi sanitari vari, esami, visite specialistiche, cure dentarie etc. In soldoni siamo vicini ai 31 miliardi e da conto delle difficoltà per molte fasce sociali di accedere a diversi servizi sanitari. Le forze che mettiamo in campo ovvero medici e infermieri hanno bisogno di essere riequilibrate. La media di medici nei paesi OCSE è di 3,5 per mille abitanti, mentre 4 medici per mille abitanti è la media italiana. Di converso abbiamo 5,8 infermieri per mille abitanti contro una media dei paesi OCSE di 8,8. Teniamo a mente questi dati. Il calo dei tassi di fertilità e la crescita dell’aspettativa di vita hanno determinato importanti cambiamenti demografici in Italia. Più del 20 % della popolazione ha più di 65 anni. Questo rapido invecchiamento richiede ulteriore domanda di assistenza sanitaria. Abbiamo attualmente la seconda più alta prevalenza di demenza in tutto l’OCSE (23 per 1000 abitanti). Ma il nostro paese ha il quinto numero più basso di posti letto per assistenza a lungo termine. Il 20,8 % degli anziani non è autosufficiente. Ma in totale le persone non autosufficienti sono 3.510.000. Affrontare questi cambiamenti non è facile. Il nostro problema non è tanto il numero di medici, ma soprattutto quello degli infermieri. Servono due mosse. Aumentare drasticamente il loro numero ed elevarne le competenze per dare ai medici più tempo per la cura dei malati.

Antonio Barracca

(Medico - Cagliari)

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