SALUTE

L'emergenza

Allarme sifilide a Cagliari: boom di contagi tra città e hinterland

Negli ultimi sette anni l'aumento registrato è del 100%, in nessun caso si trattava di pazienti extracomunitari
l ospedale san giovanni di dio (archivio l unione sarda)
L'ospedale San Giovanni di Dio (archivio L'Unione Sarda)

I ragazzini di oggi di sifilide non hanno mai sentito parlare, se non i pochissimi, se esistono, a cui piace la letteratura dell'Ottocento. E anche i loro genitori probabilmente si erano dimenticati il nome di quell'infezione un tempo considerata un castigo divino per uomini e donne di facili costumi. Eppure il "mal francese" è tornato. E inizia a fare davvero paura.

L'ALLARME - L'allarme arriva dal centro per le Malattie sessualmente trasmissibili (Mst) della Clinica dermatologica dell'Università presso il San Giovanni di Dio, uno dei 12 in Italia a cui il Ministero ha attribuito il ruolo di presidio "sentinella": qui nel 2018 si sono registrati 56 casi di sifilide contro i 44 dell'anno precedente. E nel 2019 la situazione non sembra migliorare: nel cuore dell'estate, la stagione in cui i comportamenti sessuali sono più disinibiti e quindi si registra il picco dei contagi, siamo già a quota 30. Ma è analizzando il trend degli ultimi 15 anni che si ha l'esatta dimensione di un'emergenza troppo a lungo sottovalutata: dagli 83 pazienti in cura tra il 2003 e il 2010 si è passati infatti ai 166 del periodo 2011-2017, con un aumento del 100%.

L'ESPERTO - "Purtroppo l'andamento appare in ulteriore crescita per cui possiamo dire che in Sardegna siamo in piena recrudescenza come nel resto d'Italia", spiega Franco Rongioletti, direttore della Clinica dermatologica del San Giovanni. In particolare, nei 15 anni presi in esame, la malattia ha colpito 207 maschi e 42 femmine. Il 60 per cento risiedeva nell'area metropolitana di Cagliari, il 23 per cento nel Sud Sardegna e il 10 per cento nella zona di Oristano. Età media: 41 anni gli uomini e 36 le donne. "Ma in nessun caso si trattava di pazienti extracomunitari", precisa l'esperto. Ad ammalarsi sono stati dunque tutti soggetti nati e residenti nell'Isola. E in teoria non sprovveduti: la metà aveva un diploma di scuola media superiore, il 35% un titolo di scuola dell'obbligo e il 14% la laurea.

LA MALATTIA - Ma di cosa si parla esattamente? La sifilide o lue è una malattia sessualmente trasmessa da un batterio chiamato Treponema pallidum che si localizza dapprima nella zona genitale e poi, se non curata, tende a diffondersi. È presente in tutto il mondo e ogni anno si contano 12 milioni di nuovi casi. "La terapia è semplice - spiega Rongioletti - e si basa sull'utilizzo degli antibiotici che però devono essere gestiti dallo specialista dermatologo, onde evitare ulteriore incremento dell'epidemia per trattamenti erronei o inadeguati". E se altrove si è registrato un boom tra gli omosessuali, a Cagliari il forte aumento dei casi riguarda anche pazienti eterosessuali. "Da noi - dice l'esperto - uno dei fattori più significativamente legati all'infezione sifilitica è l'elevato numero di partner".

RAPPORTI NON PROTETTI - Insomma, la colpa è dei rapporti occasionali non protetti: una causa comune a tutte le malattie sessualmente trasmissibili. Non a caso un terzo dei pazienti sardi affetti da sifilide è risultato positivo anche ad altre infezioni, come il papilloma-virus, l'Aids e l'epatite B. "In particolare la coinfenzione da Hiv è risultata interessare il 6% dei pazienti - è l'allarme di Rongioletti -, a ulteriore conferma della gravità della situazione anche in Sardegna".

Massimo Ledda

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