POLITICA

l'intervista

"La nostra battaglia è in Europa, Sicilia e Sardegna sono in sintonia"

Gaetano Armao è componente del Comitato delle Regioni Ue e presidente dell'intergruppo delle Isole europee
gaetano armao (archivio l unione sarda)
Gaetano Armao (archivio L'Unione Sarda)

«Questo è il momento cruciale: l'insularità dev'essere declinata con misure concrete immediatamente, nella prossima programmazione europea. L'Italia - che con l'uscita della Gran Bretagna dalla Comunità diventerà lo Stato membro con il maggior numero di abitanti isolani - deve battersi a Bruxelles perché dai princìpi si passi a un riequilibrio effettivo del gap. Vanno bene tutte le iniziative sul tema, ma a mio avviso è questa la madre di tutte le battaglie, Sicilia e Sardegna devono andare avanti unite».

Parla Gaetano Armao, vicepresidente e assessore all'Economia della Regione siciliana, componente del Comitato delle Regioni Ue e presidente dell'intergruppo delle Isole europee.

Come vi state muovendo?

«Il passo più recente, a dicembre scorso, è la firma di un Manifesto che chiede di tenere in considerazione - nella programmazione 2021-2027 in fase di definizione - la condizione di insularità, cosa che purtroppo non è stata fatta nella precedente programmazione 2014-2020».

L'articolo 174 del Trattato sul funzionamento dell'Ue prevede la riduzione del divario tra regioni e un'attenzione particolare alle regioni insulari.

«Sì, ma non sono state adottate norme sufficienti ad assicurare quell'attenzione particolare. Servono misure puntuali che riconoscano gli svantaggi insulari e introducano meccanismi correttivi, dalle percentuali di compartecipazione europea, all'utilizzo dei fondi europei per la continuità territoriale, alle deroghe al regime degli aiuti di Stato, a una serie di misure di vantaggio fiscale per le imprese».

Sicilia e Sardegna operano in sintonia?

«Abbiamo lavorato bene con Pigliaru, e ora la collaborazione si è rafforzata col presidente Solinas. Insieme abbiamo fatto una battaglia

sia per il riconoscimento della condizione di insularità nella legge di bilancio (non dimentichiamo che questa è la prima dopo la sentenza della Corte costituzionale in favore della Sardegna, ma che riguarda anche la Sicilia e le isole minori), e a livello europeo lavoriamo insieme a Baleari e Corsica per fare un gruppo di pressione».

E il Governo che dice?

«La legge di bilancio qualche passaggio l'ha fatto, ma ora bisogna negoziare con forza in Europa. Col ministro Provenzano non ci sono stati incontri, ma contiamo che il nostro documento faccia breccia. Dal primo febbraio, quando si definirà la Brexit, l'Italia sarà lo Stato con il maggior numero di cittadini insulari, quasi 7 milioni su 17. Questo fatto ci dà maggiore forza e deve responsabilizzare il Paese. Non dimentichiamo che l'insularità c'era nell'articolo 119 della Costituzione ed è stata cancellata, è un dato imprescindibile, è un fatto costituzionale ed europeo, e i provvedimenti legislativi più importanti devono avere un elemento sulla condizione di insularità. Ad esempio, non si può disciplinare la formazione, l'università, la ricerca, il digitale, senza l'insularità».

Cosa pensa della proposta di legge di iniziativa popolare per la modifica della Costituzione?

«In linea di principio è giusta, ma ritengo che sia più semplice e agevole intervenire sullo Statuto, che ha natura di legge costituzionale. Noi ci stiamo impegnando su questo, potremmo chiedere assieme, Sicilia e Sardegna, che i nostri Statuti abbiano una clausola ad hoc, che diventerebbe parametro per valutare la legittimità di tutte le leggi».

Prossimo passo?

«L'11 febbraio si reinsedia il Comitato delle Regioni, e il primo intergruppo sarà quello delle Isole: auspichiamo che ci possa essere un presidente insulare (uno dei due candidati è il leader delle Azzorre). Abbiamo mandato il nostro Manifesto alla von der Leyen, a Sassoli e al commissario Ferreira, che contiamo di incontrare al più presto. Tutte le strade sono giuste, ma se non incidiamo adesso sui fondi europei se ne riparlerà nel 2027. E non ce lo possiamo permettere».

Cristina Cossu

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