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Il futuro della Ue nelle urne, parola d'ordine: "Cambiare"

I diversi schieramenti in campo alle elezioni che in Italia si svolgono domenica
il simbolo dell ue (ansa)
Il simbolo dell'Ue (Ansa)

Tra giovedì 21 e domenica 26 maggio 508 milioni di cittadini europei sono chiamati ad eleggere 751 eurodeputati. Noi italiani votiamo il 26 dalle 7 alle 23.

Elezioni che vengono sempre lette anche in chiave nazionale: se nel 2014 segnarono il boom (breve ed effimero) di Matteo Renzi che raggiunse il 41%, quest’anno saranno una conta tutta interna al governo tra la Lega che punta a superare il 30% e il Movimento 5 Stelle che cerca la risalita dopo i risultati deludenti delle recenti elezioni regionali. E ci faranno capire se c’è ancora vita nel Pd e in Forza Italia.

Spesso però, impegnati a guardare al nostro orticello e ad alimentare il solito teatrino tra le varie forze politiche, dimentichiamo la valenza europea del voto.

Già, perché prima di tutto noi italiani andiamo ad eleggere 73 eurodeputati (I NOMI PER LA SARDEGNA). Siamo, assieme alla Gran Bretagna, la terza nazione per numero di rappresentanti in seno al Parlamento europeo: la Germania ne elegge 96, la Francia 74, tutto è rapportato al numero degli abitanti. Malta, con sei eletti, è la nazione con il minor numero di rappresentanti.

Quest’anno c’è anche l’inghippo Brexit. Nel caso il divorzio fosse portato a termine, gli europarlamentari diventerebbero 705: uscirebbero i 73 britannici eletti e ne subentrerebbero 27 suddivisi tra gli altri Stati. Gli italiani infatti eleggeranno i soliti 73 eurodeputati più altri tre che rimarranno "in panchina" fino all’avvenuta uscita della Gran Bretagna dalla Ue.

Il sistema elettorale è un proporzionale puro, in Italia la soglia di sbarramento è al 4%. Sono cinque i collegi: Nord Ovest elegge 20 eurodeputati, Nord Est 14+1 (quello "in panchina"), Centro 14+1, Sud 17+1, Isole 8. Gli elettori devono barrare il simbolo della lista che intendono votare e possono indicare da una a tre preferenze (se più di una devono rispettare l’alternanza di genere, pena l’annullamento).

Sono 18 le liste in corsa: Casapound, Partito Pirata, Lega, Popolo della Famiglia, Europa Verde, M5S, Popolari per l’Italia, Sinistra, Partito Animalista, Pd, Forza Italia, + Europa, Fratelli d’Italia, Forza Nuova, Partito Comunista, Sudtiroler Volkspartei, Partito Pensiero e Azione (Ppa) e Autonomie per l’Europa. Le ultime tre citate non corrono nella circoscrizione Isole.

IN GIOCO IL FUTURO DELLA UE – Si tratta probabilmente della tornata elettorale europea più importante da quando è in vigore l’elezione diretta degli europarlamentari (1979). Mai sono state così forti le spinte centrifughe, e in ballo c’è il futuro stesso dell’Europa. Due le visioni contrapposte: quella di un rinculo, un ritorno ai nazionalismi, e quella di una maggiore integrazione che coinvolga anche materie come fisco, politica estera e difesa. Perché di una cosa appaiono tutti convinti: lasciare le cose come stanno non va bene.

L’Europarlamento, e più in generale le istituzioni Ue, si reggono oggi sul patto tra Popolari e Socialisti, ma entrambe le compagini (che nell’emiciclo uscente contano 408 seggi, più della metà) potrebbero perdere seggi a favore delle forze sovraniste. Ed è a quello che punta l’internazionale capeggiata da Matteo Salvini per ribaltare questa Europa. E magari decretarne la fine.

Vediamo ora le posizioni e i programmi dei principali partiti italiani.

Matteo Salvini (Ansa)
Matteo Salvini (Ansa)

LEGA – Il Carroccio guida l’internazionale sovranista, formata dall’estrema destra europea recentemente scesa in piazza a Milano. L’obiettivo del Menl (così si chiama, Movimento per un’Europa delle Nazioni e delle Libertà) è un ritorno all’Europa pre – Maastricht (alla CEE dunque), l’abbandono dell’euro e una Unione basata esclusivamente sugli interessi commerciali. No al trasferimento di sovranità a istituzioni Ue e no alle migrazioni, con un serrato controllo delle frontiere. Un Carroccio che torna dunque "no euro", dopo le posizioni più moderate assunte da quando è al governo. D’altronde in campagna elettorale urlare paga.

Silvio Berlusconi (Ansa)
Silvio Berlusconi (Ansa)

FORZA ITALIA – Sta nel Partito Popolare Europeo ed è la forza politica dell’attuale presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani: nel programma di Forza Italia ci sono maggiori poteri al Parlamento, una politica estera comune, la difesa dal mercato asiatico, più flessibilità fiscale e paletti meno rigidi. Suimigranti, riforma del trattato di Dublino, che prevede che ad accogliere le domande d’asilo siano i Paesi di primo ingresso, lasciando così maggiormente esposte Italia, Spagna e Grecia rispetto agli altri Stati.

Giorgia Meloni (Ansa)
Giorgia Meloni (Ansa)

FRATELLI D’ITALIA – La visione è simile a quella leghista, anche se il partito di Giorgia Meloni milita in un’altra alleanza, quella dei Conservatori e Riformisti europei. Mira a Stati sovrani che cooperino su sicurezza, difesa, mercato unico e controllo delle frontiere. Supremazia della Costituzione italiana rispetto alle norme Ue, stop all’austerity e compensazioni per i Paesi "penalizzati" dall’euro. Sui migranti, no al global compact, difesa dei confini e della cristianità.

Matteo Renzi (Ansa)
Matteo Renzi (Ansa)

PD – Milita nel Pse. Tra le proposte dei dem troviamo: un salario minimo e un’indennità di disoccupazione europea, per armonizzare le politiche di welfare. Un piano per le periferie, sostegno al made in Italy, revisione di Dublino ed equa ripartizione dei migranti, in un’ottica di gestione comune delle frontiere ma anche di accoglienza e integrazione. Un piano straordinario di investimenti, il dimezzamento delle emissioni nocive entro il 2030. E, quanto all’architettura istituzionale: elezione diretta del Presidente della Commissione e maggiori poteri al Parlamento, per avvicinare i cittadini alle istituzioni europee.

Emma Bonino (Ansa)
Emma Bonino (Ansa)

+ EUROPA – Le posizioni della lista di Emma Bonino (apparentata al movimento di Pizzarotti) sono molto vicine a quelle dell’Alde, i liberaldemocratici che premono per una maggiore integrazione e sognano gli Stati Uniti d’Europa. Scrivere una Costituzione europea, delegare alla Ue altre funzioni come difesa e diplomazia, renderla una vera e propria confederazione di Stati. E poi accento sul lavoro, sui diritti civili, più fondi in scuola e formazione, liberalizzazione dell’uso delle droghe. Quanto ai migranti, si punta su accoglienza e integrazione e si chiede la libera circolazione degli stessi all’interno di tutti i Paesi Ue, cosa che converrebbe in primis all’Italia, Paese di primo arrivo.

Nicola Fratoianni (Ansa)
Nicola Fratoianni (Ansa)

LA SINISTRA – Cancellare il fiscal compact e rivedere i trattati di Maastricht. Un nuovo welfare, riduzione dell’orario di lavoro e salario minimo. No all’austerity ma anche ai nazionalismi e ai razzismi, che fino ad oggi sono sembrati agli occhi di tutti il modo più efficace di combattere la cieca austerità imposta da Bruxelles. Uno ius soli europeo.

Luigi Di Maio (Ansa)
Luigi Di Maio (Ansa)

MOVIMENTO 5 STELLE – Nell’Europarlamento uscente fa parte dell’Europa delle Libertà, assieme all’Ukip di Farage e alla destra estrema tedesca (che sabato era in piazza con Salvini). Ci è entrato dopo il no dell’Alde, che considerava i pentastellati troppo euroscettici. In vista delle prossime elezioni ha stretto un patto con altri quattro partiti, che hanno tra i loro punti programmatici l’applicazione della democrazia diretta: uno polacco, di destra, uno croato nato per lottare contro gli sfratti, una formazione minore greca e uno finlandese. Non abbastanza per formare un gruppo parlamentare (di partiti ne servono otto di altrettante nazioni diverse). Quel che farà il Movimento 5 Stelle dopo il voto è dunque avvolto nell’incertezza. Quanto al programma: democrazia diretta e istituzione del referendum europeo, stop all’austerity, a sprechi e privilegi, con annessa chiusura della sede di Strasburgo. Salario minimo europeo, no a Ogm e pesticidi. Quanto ai migranti, revisione di Dublino ed equa ripartizione tra gli Stati Ue.

Davide Lombardi

(Unioneonline)

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