POLITICA

Io presidente

"Noi, unico antidoto all'avanzata della destra": l'intervista a Vindice Lecis VIDEO

Il programma di Vindice Lecis, candidato di Sinistra sarda alla presidenza della Regione

"Che cosa mi ha salvato dal diventare completamente un cencio inamidato? L'istinto della ribellione…".

Vindice Lecis cita Antonio Gramsci. E per par condicio anche Karl Marx: "Di fronte ai pregiudizi di quella che chiamano opinione pubblica, alla quale niuna concessione ho mai fatto, la mia impresa è, prima come poi, il motto del gran Fiorentino: "Segui il tuo corso e lascia dir le genti". Giusto per far comprendere le principali ragioni per cui si è candidato alle Regionali con Sinistra sarda: da un lato la ribellione "all'avanzata delle destre a cui nessuno si oppone", dall'altro l'esigenza di colmare il deficit di "diritti, lavoro, giustizia sociale, pace".

Sessantuno anni, giornalista in pensione, scrittore prolifico di saggi e romanzi, comunista da sempre (si iscrisse alla Fgci nel '71), Lecis ritiene fallimentare l'esperienza dell'esecutivo uscente con la quale la Sinistra sarda si alleò nel 2014. "Non potevano stare in una coalizione che si pone in continuità con la Giunta Pigliaru", spiega. Da qui la decisione di impegnarsi per immettere una massiccia dose di sinistra nella politica sarda. In netta contrapposizione a un centrosinistra "a trazione renziana, dunque democristiana, che flirta con le élite dominanti e i buoni salotti di un'Europa che è quanto più distante possa esserci dalla gente". Un esempio? Pigliaru che segue "i caldi consigli di Flavio Briatore che in un'intervista sosteneva che bisognava togliere i vincoli dalle coste per far costruire nella fascia dei 300 metri perché "solo così si sfrutta l'enorme potenziale".

Oggi è Matteo Salvini a portare la gente nelle piazze, anche piccole, come un tempo facevate voi.

"Il centrosinistra ha smesso di essere dalla parte della gente e gli elettori, schifati e amareggiati, hanno deciso di votare dall'altra parte".

Come pensate di riconquistare gli elettori?

"Ricominciando a fare le battaglie per il lavoro e per i diritti sociali e civili".

Perché, a suo avviso, il centrosinistra non le ha fatte?

"Perché si è confuso con le élite di un'Europa che è solo finanziaria ed è sempre più distante dalla gente. I cittadini, non sentendosi più rappresentata dalla sinistra che prima scendeva in piazza per loro, si rivolgono alle destre".

Per questo i partiti socialisti europei che pochi anni fa avevano il 40% dei voti sono stati quasi tutti spazzati via dagli elettori?

"Esatto. Sta accadendo anche in Italia. L'austerità ha provocato dolore, povertà, diseguaglianze sempre più ampie, lacerazioni nella società e l'emergere di fantasmi sepolti come il razzismo e la xenofobia".

Il presidente Pigliaru sostiene che rispetto a cinque anni fa i fondamentali dell'economia sono migliorati.

"Ha detto di più: che la Sardegna è uscita dalla crisi. Un'affermazione che fa il paio con "abbiamo abolito la povertà di Di Maio". Sono andato cercarmi i dati ed ho visto che la disoccupazione generale è al 17% e quella giovanile al 39%, la dispersione scolastica è al 23%, una delle più alte d'Europa, la povertà relativa al 17%, le industrie sono scomparse, ogni anno vanno via 10mila sardi. È evidente che l'uscita dalla crisi a cui si riferisce il presidente sia una fake news".

Da dove inizierebbe, se fosse il prossimo presidente?

"Dal lavoro stabile e qualificato".

Come?

"Con una massiccia dose di investimenti pubblici, partendo dal riassetto idrogeologico e dalla costruzione di nuove infrastrutture. Ma anche con progetti su formazione e istruzione".

Non le piace il piano Lavoras?

"Assumere circa duemila persone con contratti a termine per fare gli stage non sposta di nulla le dinamiche occupative e appare come un progetto di stampo elettorale".

Qual è la vostra posizione sull'urbanistica?

"Noi siamo contro il consumo del territorio e contro la cementificazione delle coste, quindi agli antipodi rispetto all'ambigua legge della Giunta Pigliaru che di cemento ne prevedeva, e anche tanto".

Siete pro o contro il progetto del metanodotto voluto da Renzi e Pigliaru?

"Siamo per l'arrivo del metano, che riteniamo necessario, ma non vogliamo che si deturpi il territorio per realizzare un metanodotto di dubbia utilità e dai costi ingenti. Siamo per i depositi costieri e per il completamento dei 38 bacini di distribuzione. Siamo anche per le energie alternative".

Che cosa pensate della riforma sanitaria varata dalla Giunta Pigliaru?

"Deve essere smantellata. La Asl unica non ha funzionato, anche perché è un doppione rispetto alle prerogative dell'assessorato. Ma pensiamo soprattutto che siano mancate le fondamenta del piano: la riorganizzazione territoriale".

Qual è la vostra idea di questa riorganizzazione?

"Non si può pensare di creare un deserto nei territori, i piccoli ospedali non devono chiudere. E poi abbiamo un principio: la Sanità non deve essere vista come un costo ma come un diritto fondamentale dei cittadini sancito dalla Costituzione. Bisogna riportare il pubblico al centro della scena, basta con la tendenza a tagliar tutto".

L'industria in Sardegna è definitivamente morta?

"Quella inquinante sì".

L'altra?

"Deve essere riconvertita. Faccio l'esempio della Rwm, la fabbrica della morte: serve un piano di riconversione che tuteli i lavoratori e in questo la Regione dev'essere in prima linea".

Fabio Manca

© Riproduzione riservata

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