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Piange l'America: come vivono gli statunitensi e i newyorkesi i giorni del Coronavirus VIDEO

Il racconto di Mario Messina, noto pubblicitario italo-americano che ha diffuso il made in Italy negli Stati Uniti

Passaporto statunitense e cuore da italiano. Mario Messina è un famoso pubblicitario milanese, che vive a New York dal 1974 e che con la sua MGM Gold ha contribuito notevolmente a diffondere il made in Italy negli Stati Uniti. Tra i marchi pubblicizzati Molinari, Pasta De Cecco e Parmalat. Creativo per eccellenza, esperto del linguaggio della comunicazione, Messina descrive argutamente come gli americani e soprattutto i newyorkesi vivano i tristi giorni della pandemia, in particolar modo gli abitanti del quartiere in cui abita e che ovviamente conosce come le sue tasche: Manhattan.

È vero che tra gli americani si era diffusa l'idea che il Coronavirus non arrivasse mai?

"Solo in parte, in realtà c'era abbastanza apprensione, anche da un oceano di distanza. Poi qualcuno in maniera quasi folle ha cercato di minimizzare".

Chi sarebbe questo "qualcuno"?

"Non c'è nemmeno bisogno di chiederlo: è Donald Trump. Per i suoi scopi politici ha cercato di minimizzare tutto, un comportamento incosciente che ha creato solo danni, visti i risultati degli ultimi giorni, costituiti da migliaia di morti per il morbo. Ma per fortuna non tutti i politici americani la pensano come lui".

Chi ad esempio?

"Il sindaco di New York Bill De Blasio e il governatore dello Stato Andrew Cuomo, tanto per fare due nomi. Entrambi, lo dico con orgoglio, di chiare origini italiane. Cuomo e De Blasio si stanno prodigando sia per combattere la malattia che per diffondere tra i cittadini parole come solidarietà e uguaglianza, che parevano essere dimenticate e che in queste giornate stanno tornando protagoniste anche negli Stati Uniti".

A proposito di italiani, con quale atteggiamento gli americani e i newyorkesi hanno seguito il dramma del nostro Paese?

"Con grande, grandissimo dispiacere. Il New York Times ad esempio ha dedicato diverse prime pagine a quello che stava succedendo in Italia. La foto delle bare di Bergamo ha profondamente colpito gli americani, che hanno notoriamente sempre avuto grande amore e simpatia per gli italiani. Ora chiaramente i giornali americani si stanno occupando soprattutto di quello che sta accadendo dalle nostre parti, con i morti e i tanti problemi da risolvere".

Come stanno vivendo i newyorkesi i giorni del Coronavirus?

"Debbo dire con grande compostezza e maturità. C'è ovviamente molta preoccupazione e tristezza, in particolare per le tantissime vittime. Fa male inoltre vedere strade come Madison Avenue, tra le più conosciute al mondo, praticamente deserte, quasi senza vita".

Ci sono degli spazi a New York dove si può uscire?

"Park Avenue è uno di questi. Si può passeggiare e fare footing, rispettando ovviamente le distanze di sicurezza. Inoltre rimangono aperti i ristoranti da asporto".

Come si organizzano i cittadini americani a casa?

"Si sta molto di più sui social, come penso avvenga dappertutto. Sono tanti coloro che organizzano virtual meeting. Inoltre qualcuno prende l'aperitivo in collegamento video con gli amici, per essere meno soli".

Ci sono polemiche sulla gestione dell'emergenza?

"Non mancano di certo, ma per ora si pensa più a difendersi dall'onda che ci è arrivata addosso".

Cambierà anche gli americani questa terribile esperienza del Coronavirus?

"Cambierà tutto e tutti, non solo gli americani. Sarà come un post 11 settembre, vissuto in un modo diverso. Non cambierà la buona comunicazione, ma solo il suo linguaggio. Succede così da 40 anni, anche se molti non se ne sono accorti o pensano il contrario".

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