CRONACA - ITALIA

i dati

L'Italia tra i primi Paesi al mondo per infezioni. Caccia al paziente "zero"

Le strutture sanitarie non hanno ancora individuato il paziente - o i pazienti - zero dal quale è partita la diffusione del virus in Italia
la zona del focolaio
La zona del focolaio

Non si ferma il bilancio in Italia (oltre 130) e nel mondo (quasi 79mila) dei contagiati per il coronavirus.

Nel nostro Paese il numero complessivo dei positivi, ha spiegato il capo della Protezione civile Angelo Borrelli, tiene conto delle due vittime - una in Lombardia e una in Veneto - e del ricercatore che era ricoverato allo Spallanzani ed è guarito.

In Lombardia i casi sono dunque più di 90 (oltre alla vittima), in Veneto 24 (ai quali va sommato l'anziano morto a Vo' Euganeo), in Piemonte 6, in Emilia Romagna 9 e nel Lazio 2. Questi ultimi sono la coppia di cinesi che si trova ancora allo Spallanzani.

Attualmente, ha detto ancora Borrelli, 129 persone sono in ospedale sotto osservazione, 54 sono ricoverati, 26 sono in terapia intensiva e 22 in isolamento domiciliare.

Mentre il ministro Luigi Di Maio fa sapere che i 100 italiani rimpatriati finora sono risultati tutti negativi ai test.

I DATI MONDIALI - Il bilancio mondiale sale a 2.461 vittime, secondo la mappa online della statunitense Johns Hopkins University. Stando ai dati pubblicati, i casi confermati di contagio sono 78.766. Sono, invece, 23.133 le persone guarite ad oggi.

In Cina, è notizia di oggi, sono morti altri due medici nell'Hubei, epicentro dell'epidemia. Si tratta di Xia Sisi, gastroenterologa di 29 anni che ha contratto il virus mentre assisteva dei pazienti, e di Huang Wenjun, 42enne specializzato in medicina respiratoria: era in servizio presso lo Xiaogan Central Hospital, nell'Hubei.

IL PAZIENTE "ZERO" - Intanto le strutture sanitarie non hanno ancora individuato il paziente - o i pazienti - zero dal quale è partita la diffusione del virus in Italia.

"È difficile formulare previsioni per quella che può essere la diffusione - ha detto Borrelli - l'unica misura concreta e valida da adottare è dunque quella di chiudere i territori".

Sulla propagazione inaspettata del virus nel nostro Paese "c'è stata una non conoscenza dei sanitari, che non sono stati in grado di riconoscere i sintomi del virus. Non è un problema di quantità di test. Ci sono state situazioni in cui non si è stati in grado di riconoscere immediatamente i sintomi del virus".

Nessuna "colpa" per i medici, la conclusione, ma piuttosto una "difficoltà" a individuare i sintomi.

(Unioneonline/D)

© Riproduzione riservata

COMMENTI


UOL Unione OnLine

Più Letti
Loading...
Caricamento in corso...