CRONACA - MONDO

Usa

Impeachment, l'ambasciatore Sondland ammette: "Eseguiti gli ordini del presidente"

La testimonianza ha inguaiato i vertici dell'intera amministrazione Trump
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L'ambasciatore Usa Gordon Sondland (Ansa - Shawn Thew)

"Tutti sapevano", compresi il segretario di stato Mike Pompeo e il vicepresidente Mike Pence. "Agimmo su ordine di Trump, che ci disse di lavorare col suo avvocato Rudy Giuliani". "Ci fu quid pro quo", con gli aiuti militari e l'invito alla Casa Bianca per il presidente ucraino Volodymyr Zelensy subordinati all'apertura di un'inchiesta sui Biden.

Sono questi i tre punti chiave della testimonianza dell'ambasciatore Usa in Ue Gordon Sondland nell'indagine di impeachment alla Camera del presidente Donald Trump.

Una deposizione che fa tremare, oltre al presidente, i vertici dell'intera amministrazione, con Pompeo che già pensa alle dimissioni e a un più sicuro posto in Senato il prossimo anno nel "suo" Kansas.

"Ho lavorato alla politica americana sull'Ucraina e sono orgoglioso di questo - ha comunque precisato il segretario di Stato - perché abbiamo fatto bene".

Ma secondo alcuni dei candidati presidenziali dem si tratta di un vero e proprio "colpo di grazia".

Sondland ha dichiarato che alle pressioni su Kiev lavorò con Giuliani, l'avvocato personale di Trump, su "espresso ordine del presidente". Il diplomatico ha precisato che il tycoon non gli disse "mai direttamente" che la visita alla Casa Bianca e gli aiuti militari a Kiev erano subordinati all'apertura di un' inchiesta ma, ha ammesso, "era chiaro a tutti che c'era un legame".

Inoltre le indicazioni di Giuliani "riflettevano i desideri e le richieste" del tycoon. "Ci fu quid pro quo? la risposta è sì", ha quindi ammesso Sondland, infliggendo un duro colpo ad uno dei capisaldi della difesa di Trump e facendo sbiancare i deputati repubblicani, spiazzati su tutti i fronti.

Il diplomatico ha poi respinto l'accusa di aver fatto parte di un'operazione segreta per aggirare i canali diplomatici ufficiali: "Tutti erano tenuti informati, non era un segreto", ha affermato, chiamando in causa Pompeo e due suoi collaboratori, il capo ad interim dello staff della Casa Bianca Mick Mulvaney, il consigliere di quest'ultimo Rob Blair, il consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton, la sua vice Fiona Hill e il suo successore Timothy Morrison.

Sondland ha inoltre rivelato di aver confidato a Pence, il primo settembre e dunque prima che incontrasse Zelensky a Varsavia, che gli aiuti militari americani sembravano essere bloccati per la richiesta di indagini. "Il vice presidente annuì", ha aggiunto, smentendo così anche il numero due dell'amministrazione, che finora ha sostenuto di essere stato all'oscuro di tutto.

LA REPLICA - "I democratici continuano la caccia ai fantasmi", ha spiegato in una nota la portavoce della Casa Bianca Stephanie Grisham, che ha anche definito "triste" il fatto che i democratici alla Camera "continuino a concentrarsi sull'impeachment invece di lavorare per gli americani".

(Unioneonline/v.l.)

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