CRONACA - MONDO

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Roger Waters contro il concerto pro-Guaidò: "Non facciamoci ingannare"

Il bassista dei Pink Floyd ha criticato apertamente l'iniziativa organizzata da Richard Branson
il cantante britannico roger waters (ansa)
Il cantante britannico Roger Waters (Ansa)

Un duro attacco di Roger Waters, bassista dei Pink Floyd, al concerto previsto per domani a Cucuta, in Colombia alla frontiera con il Venezuela.

Un'iniziativa con cui il miliardario britannico Richard Branson ha detto di voler raccogliere fondi per aiuti umanitari per i venezuelani, ma in cui il celebre musicista proprio non crede.

In un video diffuso su Twitter, Waters ha criticato Branson - che ha detto di voler raccogliere 100 milioni di dollari per "quei milioni di persone che ne hanno più bisogno" - dicendo che è stato ingannato dal "trucchetto" degli Usa. "Davvero vogliamo che il Venezuela sia trasformato in un nuovo Iraq, Siria o Libia? Io non lo voglio, né lo vuole il popolo venezuelano", ha sottolineato Waters nel video, che è stato trasmesso dalla tv di Stato venezuelana.

L'artista ha chiesto a Branson di "non farsi prendere in giro": "Ho amici a Caracas ora, per adesso non c'è guerra civile, non ci sono omicidi né presunta dittatura, niente arresti di massa o eliminazione della stampa, anche se è la storia che ci propinano". Lanciando un appello a Croce rossa e Nazioni unite, Waters ha anche chiesto di non "politicizzare l'aiuto" e di "lasciare al popolo venezuelano il diritto di autodeterminarsi".

Tra gli invitati al concerto a Cucuta ci sono anche la brasiliana Anitta, il portoricano Luis Fonsi, interprete di "Despacito", il britannico Peter Gabrile, gli spagnoli Miguel Bosé e Alejandro Sanz. Guaidò non ha dato dettagli su come intenda agire per forzare il blocco militare, che il governo ha organizzato per impedire l'ingresso degli aiuti statunitensi.

Intanto, il potere chavista ha annunciato un contro-concerto per domani e sabato in Venezuela. Secondo le Nazioni unite oltre 2,3 milioni di persone hanno lasciato il Venezuela dal 2015 a causa della grave crisi economica, mentre una quarantina è morta dall'inizio dei movimenti di protesta contro il governo di Maduro, il 21 gennaio.

(Unioneonline/v.l.)

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