CRONACA - ITALIA

L'esperto

"Il contagio, fra restrizioni inutili e quel farmaco di cui nessuno parla"

L'opinione di Antonio Tomassini, presidente dell'Associazione di iniziativa parlamentare per la Salute e già in prima linea nella lotta alla Sars
antonio tomassini
Antonio Tomassini

Quasi 380 contagiati in dieci regioni, 12 vittime, sette minori colpiti: sono questi gli ultimi numeri legati all'epidemia di coronavirus che ha colpito anche l'Italia.

E dopo il panico iniziale, legato anche alle chiusure imposte nelle aree più colpite e le cautele estese a tutto il Paese, l'invito del premier Conte e delle principali Istituzioni coinvolte è ad "abbassare i toni" per "evitare inutili allarmismi".

Molte, però, nel tam tam incontrollato di notizie che girano anche sui social, le domande ancora senza una risposta. I provvedimenti adottati sono davvero efficaci? Quanto durerà il contagio? Quali scenari dobbiamo attenderci? E quali sono, al momento, le terapie più efficaci?

Di questo abbiamo parlato con Antonio Tomassini, oggi presidente dell'Associazione di iniziativa parlamentare per la Salute e la Prevenzione, e in passato in prima linea, come presidente della Commissione Sanità e in qualità di specialista in Igiene pubblica, accanto al ministro Sirchia e al sottosegretario Bertolaso nella lotta alla Sars.

Partiamo dai provvedimenti sino ad oggi adottati. Sono davvero efficaci?

"Dopo i provvedimenti 'draconiani' e tardivi si vedono applicati dei provvedimenti nazionali, che sembrano aver sortito come unico effetto quello di cercare di chiudere le stalle dopo che i buoi sono scappati e che hanno creato una sindrome da istero-psicosi collettiva. Finalmente sembra, però, che un gruppo di scienziati responsabili e razionali stia rimettendo a fuoco il reale problema e le misure di contrasto".

Ci spieghi meglio.

"Pongo io una domanda: che senso ha avuto misurare la temperatura per i voli Milano-Roma e non per quelli che entravano dalla Cina per vie indirette? Conte ed i suoi esperti ce lo devono spiegare. E poi chiariamo: le mascherine, soprattutto se sprovviste di occhiali, non servono a proteggere e non evitano la contaminazione. La corsa al cibo verificatasi al Nord sa quasi di un terrore ingiustificato diffuso proprio da chi doveva fare buona comunicazione pubblica".

Quindi?

"Il professor Walter Ricciardi, il professor Giovanni Rezza, il professor Paolo Grossi, e la professoressa Maria Rita Gismondo dell'Ospedale Sacco di Milano hanno ieri chiarito alcuni punti. Il primo: l'agente patogeno è stato proprio da noi italiani identificato e sappiamo che la patologia che ne deriva non è diversa dalla comune influenza: l’80% la supera con il riposo senza cure, è a rischio un 20% soprattutto negli over 70 e, in particolare, con comorbidità. Al momento sembrano pressoché esenti, almeno nelle complicanze, i soggetti con età inferiore ai 15 anni. E sono quelle le linee che devono indirizzare: eseguire più di 4000 tamponi in Lombardia, quando in tutta la Francia ne hanno eseguiti 400 in totale, significa aver cercato bersagli inutili".

Il secondo punto?

"È impossibile mantenere nel tempo le regole restrittive imposte, perché è inutile e pericoloso creare i ghetti ed è impossibile impedire una mobilità ormai globalizzata. Tutto ciò mette a grave rischio il sistema economico, rischiando forse di non arrestare la diffusione del virus ed il numero dei morti ma creando molte vittime per i risvolti socio economici. E poi il terzo punto, da non sottovalutare: questa non sarà una battaglia di breve periodo ma potrà essere necessario mantenere una guardia attenta per almeno un anno".

Ma allora, cosa dovremmo fare?

"Anzitutto mettere sotto controllo e protezione le categorie a rischio, sviluppare semplici e corretti comportamenti individuali (e non le mascherine inutili) di cui è già stata data ampia informazione ai cittadini. Riaprire, se pur con un atteggiamento di cautela, le aggregazioni di vita e società abituali. Non vi è nessuna prova che impedendole vi sia un contrasto alla diffusione".

Ci parli delle possibili terapie.

"In attesa che il vaccino sia pronto (tra 8/12 mesi) si devono trovare tutte quelle terapie che potrebbero comunque bloccare il virus. A tal proposito, per evidenza scientifica, in passato l’utilizzo di un farmaco antiparkinsoniano, l’amantadina/mantadan, aveva pari efficacia se non superiore ai vaccini nei confronti dei virus se assunto per almeno 2 mesi. Sono pronti vari protocolli secondo cui sarebbe utile usare antivirali in commercio, utilizzabili sui soggetti umani, che hanno già avuto efficacia in analoghe situazioni. E allora, perché non provare? Per l'utilizzo di questi ultimi protocolli sarebbe utile un decreto del Ministro della Salute".

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