CRONACA - ITALIA

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Delitto Mollicone, slitta l'udienza preliminare. Il papà: "Serena è qui e ora vuole giustizia"

Il gup deve decidere se mandare a processo cinque persone, tra cui tre carabinieri, per l'omicidio della 18enne ritrovata uccisa, legata e imbavagliata nel 2001 in un boschetto
serena mollicone (archivio l unione sarda)
Serena Mollicone (archivio L'Unione Sarda)

È stata rinviata a metà gennaio 2020 per un difetto di notifica l'udienza preliminare per l'omicidio di Serena Mollicone, la 18enne di Arce (Frosinone) scomparsa il 1 giugno 2001 e ritrvata uccisa, legata e imbavagliata due giorni dopo in un boschetto a pochi chilometri dal suo paese.

Il gup deve decidere se mandare a processo il maresciallo Franco Mottola, ex comandante della stazione dei carabinieri di Arce, la moglie Anna Maria, il figlio Marco, il maresciallo Vincenzo Quatrale e l'appuntato Francesco Suprano. Mottola, i suoi familiari e Quatrale sono accusati di concorso in omicidio. Per Quatrale si ipotizza anche il reato di istigazione al suicidio in relazione alla morte del brigadiete Santino Tuzi, che squarciò il velo di omertà sulla vicenda. Francesco Suprano deve rispondere di favoreggiamento.

"Serena è qui e vuole giustizia, ha sacrificato la vita ma ora vuole giustizia. Chi le ha fatto male adesso deve pagare", ha detto il papà Guglielmo Mollicone entrando in tribunale a Cassino. Ancora: "Alla famiglia Mottola dico di pentirsi di quello che hanno fatto, se dovessero essere presenti in aula non avrei difficoltà a guardarli negli occhi. Mi chiedo come facciano a non vergognarsi, a non sprofondare".

Si è detto "un po' provato" l'uomo. "Ma sono tranquillo, finalmente stiamo arrivando alla meta che ci eravamo prefissi da tempo, finalmente abbiamo l'occasione di dare giustizia a Serena. Mia figlia è entrata lì quel giorno, c'è il suo nome cancellato sul registro, ci sono i verbali che dicono che è andata su. Mi chiedo come hanno fatto quelli che erano presenti a stare seduti lì senza intervenire sentendo una ragazza che veniva presa a calci e pugni e torturata".

Al termine dell'udienza ha parlato anche Maria Tuzi, figlia di Santino, il brigadiere trovato morto l'11 aprile 2008 nella sua auto in un bosco, con un proiettile nel petto. Secondo gli investigatori si trattò di suicidio, Tuzi aveva dichiarato di aver visto Serena Mollicone entrare nella caserma di Arce il 1 giugno 2001.

"Mio padre non era un bugiardo, non avrebbe accusato degli innocenti", ha detto la figlia. "Aspettavo da anni questo momento, cercherò di essere presente a tutte le udienze. "Certo, l'attesa è un po' straziante", ha aggiunto in riferimento al rinvio dell'udienza preliminare.

"La bontà di mio padre - ha riferito ancora la donna - è servita tanto perché ha dato una svolta al caso. Sono orgogliosa di lui, purtroppo non gli è stato dato modo di continuare a dire quello che avrebbe potuto dire".

In riferimento agli accusati: "Sono sicura che per difendersi diranno di tutto e proveranno a far passare mio padre per un bugiardo, ma chi lo conosce sa che non è così".

L'Arma intanto si è costituita parte civile contro i carabinieri indagati.

(Unioneonline/L)

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