CRONACA - ITALIA

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Open Arms a Lampedusa, Trenta sfida Salvini: "Non firmo divieto per umanità"

La nave è a poche centinaia di metri da Lampedusa, non ha il permesso per entrare in porto

La nave Open Arms con 147 migranti a bordo, 32 minori, è arrivata all'alba di questa mattina nei pressi di Lampedusa dopo un'odissea durata 14 giorni.

Le motovedette della Guardia di Finanza e della Capitaneria di Porto stanno monitorando i movimenti dell'imbarcazione della Ong catalana, scortata da due navi militari inviate dal ministro Elisabetta Trenta.

La nave è entrata in acque italiane dopo che il Tar del Lazio ha accolto un suo ricorso, sospendendo il divieto d'ingresso in acque italiane disposto da Matteo Salvini.

I migranti tuttavia non possono ancora sbarcare, fa sapere la stessa Open Arms su Twitter: "Dopo la minaccia di un nuovo decreto, siamo finalmente al riparo. Siamo arrivati in acque italiane con autorizzazione da parte delle autorità, tuttavia non abbiamo permesso per entrare in porto".

IRA SALVINI - Il ministro dell'Interno ieri ha duramente attaccato il Tar: "Solo in Italia c'è una situazione di questo genere: una nave di una Ong spagnola in acque maltesi per cui un giudice del Tar del Lazio dice che deve sbarcare in Italia", ha detto durante un comizio a La Spezia. "La mia risposta è no, no, no. Ne sono già arrivati a sufficienza di clandestini negli anni passati. Caro il mio giudice, lo stipendio te lo pagano gli italiani e devi difendere i confini italiani".

Poi ha provocato, come nel suo stile, un gruppo di contestatori: "Nessuno impedisce a voi compagni di ospitarne 15 a casa vostra".

Le due navi Ong in mare (Ansa-Centimetri)
Le due navi Ong in mare (Ansa-Centimetri)

TRENTA E CONTE SI SFILANO DALLA LINEA DURA - Ma il dato politico è che in questo governo ormai sfaldato Salvini è stato isolato. È lui stesso a dirlo: "Siamo soli contro tutti. Contro Ong, tribunali, Europa e ministri impauriti".

Nella tarda serata di ieri ha firmato un nuovo divieto d'ingresso in acque italiane, non lo ha firmato invece il ministro della Difesa Elisabetta Trenta, nonostante la richiesta del collega. Trenta che ha anche inviato navi della Marina per scortare l'imbarcazione spagnola. Una decisione che "non sorprende", si legge in una nota del Viminale.

Trenta ha motivato così la sua decisione: "Non ci sono motivazioni di ordine e sicurezza pubblica tali da superare gli elementi di diritto. Inoltre la mancata adesione alla decisione del giudice del Tar potrebbe configurare la violazione di norme penali. Ho preso questa decisione, motivata da solide ragioni legali, ascoltando la mia coscienza. Dietro le polemiche ci sono bambini e ragazzi che hanno sofferto violenze e abusi di ogni tipo. La politica non può mai perdere l'umanità, per questo non ho firmato".

Immediata la replica di Salvini: "Umanità non significa aiutare trafficanti e ong. Per me umanità significa investire seriamente in Africa e non certo aprire i porti italiani".

Anche Toninelli non ha firmato: "Avevo fermato il primo divieto, ma quel decreto è stato bocciato dal Tar ed emetterne un altro identico esporrebbe la parte serie del governo, che non è quella che ha tradito il contratto, al ridicolo. Salvini cerca consenso facile, noi agiamo con concretezza e senso dello Stato".

E Giuseppe Conte, dopo aver sollecitato il Viminale per permettere almeno lo sbarco dei minori, ha scritto a Matteo Salvini: "Francia, Germania, Romania, Portogallo, Spagna e Lussemburgo mi hanno appena comunicato di essere disponibili a redistribuire i migranti. Ancora una volta, i miei omologhi europei ci tendono la mano".

Intanto, in acque internazionali, vaga da giorni anche la Ocean Viking, nave norvegese con 365 migranti a bordo, 103 minori.

(Unioneonline/L)

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