CRONACA - ITALIA

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Quei fabbricati abusivi (con patio e piscina) nella ditta dei Di Maio: l'inchiesta delle Iene

Il programma di Italia 1 scova altre irregolarità nella Ardima Srl
la foto del 2013 (frame le iene)
La foto del 2013 (Frame Le Iene)

Le Iene ancora contro Luigi Di Maio.

Ieri sera è andata in onda la terza puntata dell'inchiesta di Filippo Roma e Marco Occhipinti, in cui ancora una volta è finita nel mirino l'azienda di famiglia del ministro del Lavoro, la Ardima Srl.

Il programma di Italia 1 ha mostrato in esclusiva le immagini dall'alto dei terreni riconducibili ai Di Maio a Mariglianella (Napoli), parte dei quali due giorni fa sono stati sequestrati, con la Procura di Nola che sta indagando per abusi edilizi e violazioni ambientali.

In effetti quattro fabbricati, come mostrano le Iene, non risulterebbero al catasto. Non solo, secondo il dipendente che ha fatto causa ai Di Maio per essere stato impiegato in nero e fatto ricorso in appello nel 2016 (quando il vicepremier era già nell'assetto proprietario dell'azienda) sarebbe stato proprio il ministro a dare una mano nella logistica nei terreni sequestrati, aprendo diverse volte la porta agli operai e dando direttive sul da farsi.

I terreni dei Di Maio a Mariglianella (frame del servizio Le Iene)
I terreni dei Di Maio a Mariglianella (frame del servizio Le Iene)

Tra i presunti edifici abusivi c'è anche una casetta, con tanto di patio e piccola piscina: "Lì c'era una stalla", ha raccontato il ministro a Filippo Roma, anche se in una foto risalente al 2013 il vicepremier fa un bagno in quella piscina "con il fabbricato abusivo alle sue spalle in bella evidenza". E, sempre su Facebook, sono state scovate foto di cenette sotto il patio, attrezzato con biliardino e fornelli.

I DEBITI CON EQUITALIA - Ma il programma di Italia 1 è andato anche oltre, arrivando a sostenere che prima sua madre Paolina Esposito (tra l'altro insegnante e poi preside, dunque dipendente pubblico) e poi Luigi Di Maio e la sorella Rosalba abbiano fatto da prestanome.

Antonio Di Maio, a quanto pare, non compare mai dal 2006 nell’assetto proprietario dell’azienda, né come socio né come amministratore.

"Ma perché mai il reale titolare dell'azienda dovrebbe intestarla a moglie e figli anche se non potrebbe?", si chiede Filippo Roma nel servizio. Forse un debito con Equitalia, risponde, mostrando le carte di un credito di circa 200mila euro che lo Stato avrebbe nei confronti di Antonio Di Maio.

Se tutto fosse vero, secondo l'avvocato interpellato da Roma, Di Maio padre rischierebbe l'accusa di elusione fraudolenta. E Luigi, solo se consapevole dei fatti, concorrerebbe nel reato.

(Unioneonline/D)

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