CRONACA - MONDO

odissea coronavirus

Paura su una nave da crociera bloccata alle Bahamas, 35 sono positivi: Giovanna di Carbonia chiede aiuto

Dopo aver sbarcato i passeggeri, a bordo è rimasto solo l'equipaggio. Nessuno può scendere: non restituiti i passaporti

Una situazione davvero critica quella che sta vivendo una ragazza di Carbonia, Giovanna Salaris, insieme ai colleghi d'equipaggio di una nave da crociera della Royal Caribbean ferma al largo delle Bahamas.

Vietato scendere: "Ci hanno tolto i passaporti quando ci siamo imbarcati, come da prassi, e non ce li hanno ancora restituiti", ha riferito la donna al cognato, Daniele Saba, che chiama UnioneSarda.it per chiedere aiuto perché "tra ieri e stanotte la situazione sta precipitando".

A bordo ci sono 35 persone positive al coronavirus, tra i 1700 lavoratori in totale, "ma i tamponi li hanno fatti a pochi", sottolinea Daniele. "E se nessuno se ne occupa, che fine faranno queste persone?"

E anche chi non fosse al momento contagiato, "rischia di esserlo perché non c'è alcun dispositivo di protezione. Solo oggi stanno smistando nelle cabine degli ospiti quelli che mostrano sintomi più evidenti. Ma se peggiorano, cosa faranno? La Farnesina non risponde!".

Nessuno sembra preoccuparsi di questi lavoratori chiusi in questa "città galleggiante", senza un piano sanitario e senza una copertura assicurativa dal momento che la Compagnia ha licenziato tutti. "Scarseggiano anche le scorte, rischiano di restare senza cibo".

A qualcuno è stato suggerito di fare un biglietto Miami-Roma, "ma se la Compagnia non restituisce i passaporti, dove vanno".

La navigazione era stata interrotta il 13 marzo: il comandante aveva segnalato alcuni casi simil-influenzali. Una decina di giorni dopo sarebbe arrivato l'ordine di far sbarcare tutti i passeggeri. Non l'equipaggio. Giovanna è tra questi.

In attesa di conoscere la propria sorte, alcuni si sono ammalati ed è stato chiesto loro di mettersi in autoisolamento. Da subito è stato impedito a chiunque di lasciare la nave. E dopo settimane in queste condizioni c'è davvero il rischio che diventi un lazzaretto.

Urgente intervenire per riportare a casa Giovanna e tutti i suoi colleghi.

Il ministro degli Esteri ha sempre detto "vi prometto che vi riporteremo tutti a casa", riferendosi a ciascun connazionale all'estero si trovasse nella condizione di non poter tornare in Italia con i propri mezzi. Forse quella promessa troppo personale, così individuale, non ha la forza necessaria per trovare una soluzione adeguata.

(Unioneonline)

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