CRONACA SARDEGNA - CAGLIARI

dalla prima pagina

Tra cronaca e storia: i 130 anni dell'Unione sarda

L'editoriale del direttore: "Sono una bella età, ma se ancora ci sentiamo giovani il merito è soprattutto vostro"
emanuele dess
Emanuele Dessì

" Le tristi vicende che hanno colpito i nostri fratelli del Campidano e la pietà che esse han destato nel cuore di tutti formano un tesoro prezioso di ammaestramenti". Il 13 ottobre 1889, proprio in coincidenza con la colonna del giornale su cui ora state leggendo, L'Unione Sarda descriveva "I soccorsi pei danneggiati".

Si intitolava così il primo articolo della nostra storia, dedicato a un'immane tragedia causata dalle piogge torrenziali. "S'unda" travolse tutto e tutti, provocando disperazione e morte.

La rivoluzione industriale era agli albori, il buco nell'ozono un problema sconosciuto. Ma le piogge di inizio autunno flagellavano allora come oggi la nostra terra. Tormentata sì, ma pur sempre la più bella del mondo, al di là dello spirito celebrativo che ammanta queste righe.

L'Unione Sarda c'era e c'è. Nella buona e nella cattiva sorte. Nella gioia e nel dolore. Come una famiglia, noi e voi, ci ritroviamo quotidianamente a condividere i fatti, piccoli e grandi. Sullo sfondo un'informazione che corre sempre più veloce. La rivoluzione digitale ha cambiato il nostro modo di informarci e di informare. Ricordiamolo, anche perché è motivo d'orgoglio per noi sardi: L'Unione è stato il primo quotidiano, in Europa, nel 1994, ad affacciarsi sul web. Oggi, per volontà e merito del progetto dell'editore Sergio Zuncheddu, che molto ha investito in risorse umane e tecnologia in oltre vent'anni, il nostro e il vostro è un gruppo editoriale multimediale unico in Italia: L'Unione Sarda, Videolina, Radiolina, Unionesarda.it, i social, Pbm, NextStep. Un mondo racchiuso anche in una App che, da domani, sarà ancora più veloce, più pratica, più completa. Un'edicola virtuale, un sito, una tv e una radio a portata di telefonino per tutti i sardi nel mondo.

Devo fare una piccola confessione. Sarà per i capelli grigi, sarà perché con L'Unione ci sono praticamente nato (mio padre era il corrispondente da Quartu), sarà perché dal primo articolo sono passati 38 anni, per me è impossibile rinunciare al contatto con il "giornale". Il pane quotidiano. Cesellato e poi cotto a puntino dai colleghi della tipografia e della rotativa, prima di partire nella notte, ancora caldo, verso ogni angolo della Sardegna. E qui mi piace dedicare un pensiero di gratitudine a tutte le amiche e a tutti gli amici che, ben prima che il sole sorga, con il caldo e con il freddo, con la pioggia e con il cielo terso, aprono la loro edicola per porgere L'Unione e gli altri quotidiani, molti confezionati nel nostro centro stampa, a Elmas, uno dei più moderni del Mediterraneo, quartier generale, domani, per la festa del centotrentesimo compleanno.

Generazioni di giornalisti hanno raccontato la cronaca che si è fatta storia. Anche chi ne ha raccolto il testimone, e cura le pagine che vi apprestate a sfogliare, ha un tratto comune: la passione. Da qui discendono l'equilibrio, la sensibilità, la correttezza, il senso di appartenenza a una comunità. La nostra. Noi e voi. Già, perché 130 anni sono una bella età, ma se ancora ci sentiamo giovani, il merito è soprattutto vostro. Auguri, allora, alla nostra grande famiglia. E, come ci sentite spesso ripetere, ci vediamo anche domani in edicola e, se proprio non potete, noi siamo anche lì, sul vostro smartphone. Grazie, con il cuore.

Emanuele Dessì

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