ECONOMIA

i dati cna

Latte sardo, export a picco: meno 30 milioni di euro

Crolla "drammaticamente" il volume d'affari del comparto. Modesta crescita per chimica, metalli e petrolio
una recente protesta di allevatori del comparto lattiero a oristano (ansa)
Una recente protesta di allevatori del comparto lattiero a Oristano (Ansa)

Crolla drammaticamente il volume d'affari del comparto lattiero-caseario sardo.

Impietosi i dati forniti, a pochi giorni dalla conclusione dell'aspra vertenza che ha opposto pastori e industriali, dalla Cna (Confederazione Nazionale dell'Artigianato e della Piccola e Media impresa) regionale: dall'ottima performance del 2015 (136,2 milioni di euro, il 68% dell'export agroalimentare sardo) il settore è infatti passato ai 91,4 milioni del 2018 (un terzo del volume d'affari in meno, -33%), con una caduta drammatica di 29 milioni di euro tra 2017 e 2018 (-24%).

MERCATO USA A PICCO - A pesare, sottolinea Cna, è sopratttto il calo della domanda Usa: il valore dell'export di prodotti caseari verso gli Stati Uniti è infatti passato dai 107 milioni di euro del 2015 ai 60 del 2018, 47 milioni di euro in meno (-44%), 30 dei quali tra 2017 e 2018 (-34%).

"Tra 2017 e 2018 si stima una contrazione del -22,4%, (da 2,79 a 1,78 miliardi), ma i prodotti sardi perdono quote di mercato, sia a livello globale, sia rispetto alle altre regioni italiane", rimarca la Confederazione.

Aggiungendo: "Seppur lievemente, la quota di mercato dei prodotti italiani infatti è aumentata, dal 13,5% delle importazioni complessive, al 14%. La fetta di mercato delle produzioni casearie sarde, invece, ha segnato un deciso arretramento. I produttori sardi detenevano il 4,1% del mercato estero negli Usa nel 2016 (in valore), nel 2018 la quota è diventata il 3%".

GLI ALTRI AVANZANO - "Il prodotto sardo - prosegue Cna - sembra aver perso quota, sia rispetto ad altri concorrenti internazionali, in particolare Irlanda (dal 9,1% al 13,2%) e Francia (dal 9% al 10,3), sia rispetto alle altre regioni italiane che hanno visto la loro quota di mercato passare dal 9,4% al 11%".

LA "CURA" - "Appare fondamentale - spiegano il presidente e il segretario regionale della Cna Sardegna, Pierpaolo Piras e Francesco Porcu - diversificare i prodotti, investendo sullo sviluppo del settore agroalimentare nel suo complesso, promuovendo l'accesso ai mercati internazionali di altre produzioni oltre a quelle lattiero-casearie. Le produzioni regionali di qualità del comparto enologico, pastario, oleario, etc., sono ancora poco conosciute all'estero e hanno un ampio potenziale di crescita. La strategia di promozione del brand dei prodotti caseari può rappresentare un riferimento per lo sviluppo degli altri settori merceologici".

GUARDARE ALLA CINA - "D'altra parte - spiega Porcu - anche mercati fino ad ora poco inclini all'import agroalimentare di prodotti occidentali, ed italiani in particolare, sono destinati a crescere rapidamente. La nuova classe media di paesi come India o Cina (senza dimenticare la Russia post sanzioni o il Sud America) rappresenta il potenziale consumatore di prodotti sardi in un futuro ormai prossimo".

E l'interlocutore principe deve essere Pechino, perché "a partire dal 2009 la Cina ha sperimentato un vero e proprio boom di importazioni di prodotti agroalimentari (+230%), in particolare dall'Italia, un trend di crescita che, a giudicare dai programmi per la creazione di corridoi commerciali come la Via della Seta - conclude Porcu -, è ragionevole ritenere possa proseguire anche in futuro".

FRENATA GENERALE - Guardando alle esportazioni di prodotti nel loro complesso, seppur con segni più, la frenata è generalizzata. Anche in questo caso i numeri li fornisce Cna: "Se l'Italia chiude il 2018 con una crescita delle esportazioni del 3,5% (inferiore al risultato del 2017, +7,4%, ma comunque maggiore del +1,2% del 2016) dagli ultimi dati risulta notevolmente ridimensionata anche la crescita della Sardegna (+6,8%).

Dopo l'aumento record del 2017 (+28%), nel 2018 le esportazioni isolane si stabilizzano su un valore di 5,7 miliardi (includendo anchei prodotti petroliferi): 358 milioni in più rispetto ai valori del 2017".

BENE CHIMICA E METALLI - "A sostenere la modesta crescita delle esportazioni dall'Isola - viene sottolineato - ha contribuito la buona performance del comparto chimico-farmaceutico, che dopo il +57% del 2017 realizza una notevole crescita anche nel 2018 (+27%). Confermato anche il trend positivo del comparto metallurgico (+8,3)".

IL TRAINO DEL PETROLIO - Ancora, "in valore assoluto, tuttavia, è ancora l'industria petrolifera a trainare l'export dell'Isola realizzando nell'ultimo anno 326 milioni di euro in più di vendite all'estero (+7,6%). Al netto dell'industria petrolifera la performance delle esportazioni regionali però si ridimensiona, rimane positiva (+3,3%), ma rallenta vistosamente rispetto al 2017 (+20%)".

(Unioneonline/l.f.)

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