ECONOMIA

L'intervista

Mariangela Pira: "Pechino guarda all'Europa. Ma Roma rischia di restare fuori"

Botta e risposta con la giornalista di Sky Tg24, originaria di Dorgali, grande esperta di economia cinese
mariangela pira (foto concessa)
Mariangela Pira (Foto concessa)

Via della seta, cooperazione, scambi commerciali, importazioni, esportazioni, diritti umani.

Sono le parole più ripetute da giornali e tv in queste ore, a proposito della visita ufficiale del leader cinese Xi Jinping in Italia.

Ma quali sono, davvero, le implicazioni del viaggio del numero uno di Pechino in Italia?

Lo abbiamo chiesto a Mariangela Pira, giornalista economica di Sky Tg 24.

Originaria di Dorgali (Nuoro), si occupa di Cina da anni. E al gigante asiatico ha dedicato viaggi, studi e libri. Tra questi, in collaborazione con altri colleghi, "La nuova rivoluzione cinese" (Hoepli, 2008) e "Fozza Cina. Dalla Pirelli alla Moda al Calcio, l’Italia sta diventando una colonia cinese" (Baldini&Castoldi, 2017).

Perché questa visita è così importante?

"L’Italia resta indietro rispetto ai principali partner europei della Cina, sia per interscambio commerciale, ovvero quanto un paese compra e quanto vende da un altro, sia per investimenti diretta da parte di Pechino. Guardando a quest’ultimo dato il nostro è imparagonabile a quello della Gran Bretagna dove la Cina ha investito moltissimo in questi anni".

Ma perché allora, se rappresenta una opportunità commerciale, la Cina fa così paura?

"Partiamo dal presupposto che io non vorrei mai il nostro paese fosse svenduto. Né ai cinesi né ad alcun altro. Detto questo, io mi baso su numeri e dati. E l’impressione è che sia stato fatto male l’annuncio relativo a questo ormai famoso Memorandum of Understanding (MoU, ndr). Spero che il molto rumore per nulla relativo al Mou non celi l’incapacità che abbiamo avuto in questi anni di essere concreti e firmare accordi con la Cina".

Ovvero?

"Ovvero, la Germania non ha sbandierato alcun Memorandum, ma la ferrovia simbolo di questa cosiddetta Nuova Via della Seta dove arriva? A Duisburg, Germania. E questo non è aderire concretamente all’iniziativa cinese? Noi invece abbiamo sbandierato un accordo che sembrava politico, comunicato male, e magari ancora una volta rimarremo con un pugno di mosche".

Quindi secondo lei non c’è il pericolo effettivo che la Cina ci compri?

"Secondo me l’Italia da sola non ha la capacità di difendersi. Occorrerebbe si levasse una voce europea. Il vertice che sta mettendo in piedi Macron, con Xi Jinping che a Parigi vedrà sia Merkel sia Juncker, andrà in questa direzione. Sarebbe stato bello anche l’Italia venisse coinvolta. Fare un vertice a Roma, per esempio. Finché si faranno le cose separate, che senso ha? L’Europa dovrebbe avere una voce unica, invece al di là del vertice parigino, ognuno insegue il proprio interesse. I nostri rivali in Cina sono francesi e tedeschi, ricordiamolo. Xi non va a Bruxelles, va a Berlino, Parigi, Roma, Londra".

Come vede il futuro delle relazioni tra i due paesi?

"L’Europa dovrebbe alzarsi e competere, non avere la pecorite rispetto ai cinesi o agli americani. Anziché accusare, sospettare, invito a conoscere e a studiare un paese che quando viene qui, arriva preparato. Impariamo anche noi ad arrivare preparati. Se guardiamo alle dimensioni non c’è gioco. Situazioni come quella in cui l’esigua forza spagnola di Pizarro nel 1532 conquistò Cajamarca sconfiggendo Atahualpa che aveva con sé più di 80.000 persone, o Davide che sconfigge Golia non accadranno mai con la Cina!"

Xi andrà in Sicilia. E la Sardegna?

"Beh, è la prima isola che ha visitato in Italia e la prima cosa che ho pensato quando ho letto il suo messaggio ufficiale all’Italia è proprio che ha nominato la nostra isola. Parto dalle arance Tarocco e Moro che ora arriveranno in Cina per fare un esempio pratico. La tecnologia, la stampa 3D, l’intelligenza artificiale apriranno il mondo a coloro che saranno pronti a sfruttarle. Se a questo si unisce lo studio e la preparazione anche per noi si apriranno possibilità. Perché anziché accusare di sfruttamento non impariamo noi per primi a ‘sfruttare’ le opportunità che hanno le nostre regioni, uniche al mondo per bellezza e valore artistico, amatissime dai cinesi? Sono 150 milioni, ripeto, 150 milioni i turisti cinesi in giro per il mondo: con la pubblicità che Xi ha fatto alla Sardegna perché non dovremmo prepararci ad accoglierli? Ma ribadisco, partiamo dallo studio. Che può aiutare a risolvere i problemi più spinosi".

Pensa ai diritti umani immagino...

"Certo. Riprendo le parole del Presidente della Repubblica Matterella, che auspica un confronto con Xi sui diritti. Ma se Xi non si aprisse venendo qui, facendosi conoscere, come potrebbe esserci un confronto? Tutto parte dal dialogo e dal colloquio. A piccoli passi si possono far capire grandi cose. Per questo credo negli studenti cinesi in Italia: possono discutere con i coetanei italiani di diritti, di libertà di stampa e quando tornano in Cina possono diventare i nostri primi ambasciatori, anche su questi valori fondamentali".

Virginia Lodi

(Unioneonline)

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