ECONOMIA

Caso Lactitalia, Coldiretti esulta:
"Vittoria sul pecorino rumeno"

Il tribunale di Sassari ha integralmente rigettato le domande proposte dalla F.lli Pinna e dalla Roinvest condannando entrambe alla rifusione delle spese in favore della Coldiretti e RTI Spa.
sergio marini
Sergio Marini

Lo ha reso noto la Coldiretti in una nota esprimendo apprezzamento per la positiva conclusione giudiziaria della vicenda del Pecorino prodotto in Romania dalla società Lactitalia controllata dalla Roinvest che fa capo alla famiglia Pinna e a suo tempo partecipata dalla Simest controllata dal Ministero dello Sviluppo economico.

MARINI (COLDIRETTI) - "Una vittoria della trasparenza e della legalità che ci rafforza nella convinzione che, contro chiunque metta in discussione la verità e l'onorabilità di chi rappresentiamo, andremo sempre fino in fondo con determinazione e agiremo in tutte le forme e in ogni sede", ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini.

LA RICOSTRUZIONE - La questione decisa dal Tribunale di Sassari ha tratto origine dalle manifestazioni pubbliche degli agricoltori e pastori della Coldiretti, delle associazioni dei consumatori e da 2215 comuni, 12 regioni, 26 province, 41 Camere di Commercio e 119 tra Comunità Montane.

La Coldiretti puntò il dito contro i maggiori industriali sardi del latte ma anche contro il governo italiano, rei i primi d’aver impiantato nel Paese dell’est europeo un caseificio (a Izvin, nei pressi di Timioara) che ogni giorno sforna tonnellate di formaggi con nomi italianissimi, e il secondo d’aver sostenuto l’operazione con i soldi pubblici.

L'ACCUSA - Secondo Coldiretti fion dall'inizio si era davanti a "un caso eclatante in cui lo Stato italiano, impegnato a combattere il finto made in Italy, ne diventava addirittura produttore", perché "proprietario di una industria che in Romania, con latte romeno e ungherese, produce formaggi di pecora spacciati come Made in Italy sui mercati europeo e statunitense, contribuendo a uccidere con la concorrenza sleale i pastori italiani".

LA DIFESA DEI PINNA - All’accusa di conflitto di interessi, l’industria sarda replicò affermando che i loro formaggi venivano prevalentemente smerciati in Paesi diversi dall’Italia, in primo luogo in Usa e in Ue e che in quello stabilimento non erano mai stati prodotti né Pecorino Romano né Pecorino Sardo.


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