CRONACHE DALLA SARDEGNA

Pabillonis, costumi sardi salvati
dalle mani di una sarta-jana

Le mani sono di fata, di una jana dei ricami e dei tessuti. Gli occhi invece parlano da soli e non hanno bisogno di occhiali, neanche a notte fonda quando c'è da lavorare di ago e filo. Di LELLO CARAVANO
rita cossu foto simone nonnis
Rita Cossu Foto Simone Nonnis

«Le sarte del paese non mi volevano. Ero povera. Sceglievano le ragazze benestanti per tramandare i segreti del cucito e del ricamo. Si usava così. Ma a cinque anni io sapevo già cucire. Ho imparato da sola. È un dono», dice Rita mentre guarda verso l'alto con l'orgoglio di chi crede in una missione da portare a termine. «Ogni pezzo che realizzo è quasi un contratto, un modo di pregare. D'altronde, se faccio bella figura io, la fa anche Lui». Il suo sguardo corre di nuovo all'insù. Come dire: ero predestinata.

VITALITÀ Rita Cossu ha le dita affusolate e una vitalità speciale. «Dormo poco, spesso alle tre del mattino sono già al lavoro». Ditale, filo da ricamo e stoffe, Rita racconta, tramanda e reinventa la Sardegna delle tradizioni, dei vestiti di un tempo che tornano di moda, dei broccati, dell'orbace, dei tessuti colorati con le tinte naturali, delle lavorazioni che hanno fatto degli abiti tradizionali sardi - i costumi - un esempio che ancora oggi suscita ammirazione e meraviglia. È lei a tenere alta la bandiera del suo paese, Pabillonis, sa bidda de ispingiadas , conosciuto per la produzione di stoviglie e oggetti in terracotta, e per l'abilità dei suoi artigiani. Ma oggi chiedono il suo aiuto da ogni angolo dell'Isola: Villanovaforru, Sanluri, Escalaplano, Turri, Sindia, Fluminimaggiore, e l'elenco potrebbe continuare. «Mi hanno chiamato anche da Orgosolo chiedendomi di rifare la loro gonna, quella che ha una piega millimetrica».

SALVA LA TRADIZIONE Lei ricama, cuce e inventa. Non si limita a riprodurre mirabilmente fiori, spighe, foglie, animali che hanno abbellito i costumi delle donne sarde, rendendoli gioielli. Spesso si trasforma nel pronto soccorso della tradizione. Perché se c'è da recuperare un vecchio bistimentanon si può sbagliare: la ricerca deve essere accurata, è necessario tornare indietro di decenni, cercare documenti e vecchie foto, parlare con gli anziani. L'abito, nell'isola dei campanili e dei villaggi, è il simbolo della comunità, oggi indossato con un nuovo orgoglio anche dai giovani nelle feste religiose o nelle sagre dedicate al folklore.

LA CASA MUSEO La sarta-jana dei ricami accoglie con l'abito pabillonese i visitatori nella Casa Museo in vico Tasso, cuore del centro storico, una vecchia abitazione campidanese restaurata dal Comune e affidata da sei anni a Rita Cossu («Siamo in attesa di una convenzione, ci permetterebbe di accogliere meglio gli ospiti e di organizzare le manifestazioni»). Qui ci sono la bottega, il laboratorio, l'esposizione (non solo degli abiti: il marito Franco Ladu prepara il formaggio e il pane perché l'accoglienza si fa anche in tavola). Qui c'è un'esplosione di colori che è una gioia anche per gli occhi. La sorpresa è scoprire che queste stanze luminose sono frequentate da appassionati di tradizioni e di mode: si espone, si ricama, si realizzano creazioni che vengono premiate in tutto il mondo, da Monaco a Tokyo. Due anni fa Rita ha ricevuto un importante premio come migliore artigiana alla rassegna Arti e Mestieri Expo a Roma. Prossima tappa a Milano: «Porterò broccati, scialli, cappotti, abiti campidanesi. Racconterò la storia dell'orbace, dei capi in lana di pecora tessuti artigianalmente, che si distinguono per la lucentezza e l'impermeabilità. Porterò anche i corpetti ricamati. Sono dei veri gioielli, parti di abbigliamento che rappresentano la nostra storia».

L'ARTE DELLE NONNE La Casa Museo è ormai un'importante esposizione etnografica che ospita pezzi rari dell'Ottocento. Ma è anche un luogo vivo. È un atelier dove si lavora nel segno degli antenati e di un'arte antica che Rita custodisce e tramanda: «Cerchiamo di conservare i valori delle nostre nonne. Guardi questo pezzo di coperta, una delle tante cillois de arriccus e de poburus che si trovavano nelle nostre case. Ne è rimasto solo un pezzo perché gli eredi, alla morte dei genitori, si dividevano tutto, tagliando con le forbici i tessuti in parti uguali. Tanti bei pezzi sono andati persi per questa usanza».

LA PIEGA DELLE GONNE Maestra dei ricami. E maestra della plissettatura. Rita sa fare miracoli con le pieghe delle gonne che caratterizzano gli abiti di una volta. La svolta per un lavoro tanto difficile è arrivata anche grazie a una piccola rivoluzione industriale. Una macchina plissettatrice, azionata a mano, acquistata dalle sorelle Cicu, sarte cagliaritane, costruita a Milano ai primi del Novecento. «Ce l'hanno venduta, confidandoci un segreto: non riuscivano a fare il soffietto nei tessuti. Io e Franco, provando e riprovando, abbiamo fatto il miracolo, siamo riusciti a far funzionare il meccanismo: è un grande aiuto per confezionare le gonne, senza tradire la tradizione», aggiunge Rita Cossu, mostrando due meravigliosi abiti da sposa in stile pabillonese, viola e marrone, con la tradizionale gonnedda 'e girasole .

Rita Cossu è un'artigiana-stilista, che ha coinvolto nel suo lavoro anche altri colleghi. Soprattutto quelli che si occupano di tessuti, nuovi e rifatti, utilizzando le vecchie stoffe che grazie a loro ritornano a nuova vita. «Per i broccati mi rivolgo a Maddalena Cucchedda di Nuoro, un'artigiana che ha investito nei tessuti, ideali per i corpetti. Per l'orbace naturale, c'è il laboratorio di Mario Garau a Samugheo. E poi ci sono ancora artigiani sardi che tingono i tessuti con le erbe. La tradizione non si perde».

BAMBOLE BREVETTATE Ma di Rita non sono solo i costumi ma anche le celebri bambole in pezza che indossano abiti sardi. Anzi, occupano un posto d'onore nel laboratorio (le ha persino brevettate, Sa pippia de zappusu , prima che qualcuno le rubi l'idea). Le tengono compagnia mentre cuce, ricama le camicie da uomo e insegna il mestiere a un'allieva speciale, la figlia Rebecca. Al primo piano ci sono altre collezioni. Paramenti sacri, la cucina con is pingiadas di un tempo (sottili, secondo la tradizione pabillonese), un servizio di piatti regalato da Giulio Pisanu di Fluminimaggiore: «In questo piatto ha mangiato il generale Nobile, quello del Polo Nord».

Ma il vero tesoro di Rita sono i suoi abiti, un trionfo di spighe dorate e di fiori colorati. Lei controlla ogni punto di ricamo, ogni arrosigliu 'e seda , quella rosellina di seta che arricchisce le gonne. «Mi piace tramandare, non sono gelosa. Ho studiato fino alla terza dell'istituto d'arte a Oristano, poi ho dovuto lasciare per problemi di salute. Mi piacerebbe fare scuola, insegnare ad altri ciò che so fare. Altrimenti la nostra storia finirà», dice con un mite sorriso Rita. La sarta-jana che fa rivivere gli abiti sardi.

caravano@unionesarda.it


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