CRONACA - MONDO

In Russia la "fabbrica di troll" per sostenere Lega e M5s: sotto la lente milioni di post

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Una "fabbrica di troll" con base in Russia per influenzare l'opinione pubblica occidentale e, nel caso specifico, quella italiana a favore di Lega e M5s.

È quanto scoperto dal sito di statistica americano Five Thirthy Eight che ha studiato quasi tre milioni di post su Twitter provenienti dagli account associati all'agenzia russa Internet Research Agency, che ha sede a San Pietroburgo e conta 400 dipendenti.

La notizia è riportata questa mattina dai quotidiani "La Repubblica" e "Corriere della Sera" che riprendono la ricerca americana in cui si parla di circa 1500 tweet a favore del Carroccio e del Movimento di Beppe Grillo.

I "cinguettii" analizzati dal sito americano guidato da Nate Silver, con la collaborazione di alcuni docenti universitari, provengono da circa 3mila account caricati in un database aperto con tanto di autore, testo, data e tipologia di tweet, ovvero se originale o "retweet".

I file interessati dalla ricerca vanno dal febbraio 2012 a maggio 2018, seppur il picco di messaggi sia compreso fra il 2015 e il 2017.

Testi in inglese a favore di Donald Trump, ma anche molti messaggi in italiano a favore dei partiti più "populisti" e delle loro posizioni. E i troll russi per lo più rilanciano altri profili social con forte seguito tra i populisti e vicini ai loro temi.

Fra gli esempi riportati, il tweet sul figlio di Giuliano Poletti, ex ministro del Lavoro, al centro di un'aspra polemica perché il suo giornale incassava i finanziamenti pubblici.

All'origine della viralità dello scandalo ci sarebbero i 140 caratteri di una tal Noemi, account fake con più di 50mila seguaci che rilanciò la bufala.

Il profilo, raccontano i quotidiani, poi sparì e la sua fake news fu successivamente scoperta dal blogger David Puente.

"Brianwarning" il 21 gennaio 2016 rilanciava invece un post italiano che si interrogava sull'eventuale uscita dall'Ue della Gran Bretagna dopo il referendum. Al contenuto, relativamente neutro, erano collegati profili spiccatamente politici e vicini all'area M5s.

Tra gli altri: Gianluigi Paragone, oggi senatore M5s; @soqquadroM (che ha sostenuto Foa alla Rai); e infine un nome in codice Elena07617349, ora cancellato, ma fino a primavera 2017 associato a contenuti Twitter contro Obama, contro Matteo Renzi, contro gli sbarchi.

Elena inizialmente si esprimeva in inglese, per poi passare all'italiano. Una strana connessione. Sempre di Elena07617349 si trovano molti dialoghi in italiano con 123stoka #iostoconsalvini.

Nulla lascia al momento pensare che in questa faccenda c'entrino i dirigenti italiani dei partiti in questione: dai documenti emersi non c'è nessun segno di eventuali richieste di aiuto a Mosca, mentre ci sono evidenti segnali della volontà dei troll di sostenere il populismo in Italia.

La ricostruzione della rete di propaganda a firma russa arriva a due giorni di distanza dalla scoperta, da parte di Facebook, di un tentativo di influenzare le elezioni di medio termine Usa del prossimo novembre attraverso account falsi che rilanciavano temi caldi per influenzare l'opinione pubblica americana.

Uno scandalo che ha portato alla chiusura di otto pagine, 17 profili e sette account Instagram non autentici. E che arriva a pochi mesi dalla vicenda di Cambridge Analytica.

(Unioneonline/v.l.)

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