OPINIONI - EMANUELE DESSÌ

Emanuele Dessì
L'editoriale

Lo smart che uccide

I l bilancio economico del primo mese del mondo nuovo è devastante. E non c'è spazio per illudersi: lo stuolo di soloni assoldati dal Governo Conte per farci ripartire ha, tra i pilastri del piano, il lavoro agile o, suona più figo, lo smart working. Non sto qui ad annoiarvi sui giri di parole che la task force del supermanager Colao utilizza forse anche per giustificare la parcella, dalla «flessibilità del lavoro individuale» alla «conciliazione dei tempi di vita e di lavoro», dall'adozione di un «codice etico» alla «misurazione degli obiettivi». In attesa di capire dove inizi la sostanza e dove finisca la fuffa, mi viene da fare un ragionamento terra terra, traendo ispirazione (sic!) dalla «misurazione degli obiettivi». Vado dritto dritto: lo smart working sta uccidendo l'economia. Non parlerò del Covid-19 e dell'ecatombe che ha causato. No, non parlerò - non è il contesto - dei morti diretti e indiretti del coronavirus e della gestione dell'emergenza sanitaria. Anche per rispetto delle famiglie e del personale sanitario, compreso chi ha sbagliato e continua a sbagliare. Mi limiterò a parlare di lavoro agile, privato e soprattutto pubblico. Prima del virus lavorava da casa in media l'8,6% dei dipendenti. Oggi, in alcuni settori della pubblica amministrazione, si è arrivati al 98,8%. Questo è il Paese che, non tanto tempo fa, forzò l'ordinamento costituito per equiparare i bar ai ristoranti (ricordate le polemiche?), tenendo a battesimo una nuova economia, quella della pausa pranzo. Con il sistema, più o meno comodo per tutti - a iniziare dallo Stato - dei buoni pasto.

T utto spazzato via. Niente colazione, insalata, caffettino. Chissenefrega, sembra di capire, se quell'attività che ha appena riaperto chiuda per sempre, mandando a casa i dipendenti. Chissenefrega se il titolare finisce in cura per depressione ed è un costo sociale a carico nostro. Perché lo smart working è anche questo: la concausa dei negozi vuoti (chi è che va a comprare un abito nuovo o un paio di scarpe per lavorare da casa) o dei benzinai che si girano i pollici. Cosa pensa la strana coppia Conte-Colao dei milioni di veicoli invenduti, settore importante in un Pil che precipita? Sì, certo, l'aria è più salubre, ribadisce un certo ambientalismo che spesso di aria (fritta) vive. Vogliamo anticipare di qualche decennio la doverosa svolta ambientale, cogliendo l'attimo del Covid? Contiamo già, solo in Italia, milioni di morti tra i nostri imprenditori e i loro dipendenti, ma ci concentriamo su monopattini e piste ciclabili con cordoli da paura. E ci sfreghiamo le mani (igienizzate) per aver risparmiato, grazie allo smart working, qualche rotolo di carta igienica in quel ministero o in quell'ufficio regionale. Il lavoro agile ieri aveva un senso per il contenimento dei contagi. Ma oggi, con gli aerei senza distanziamento sociale a bordo e con i ministri che vanno in giro per il mondo a importare turisti, quale messaggio vuole dare una politica che si è appena sfilata i guanti di plastica, inutili e inquinanti? O vogliamo parlare dei consulenti scientifici che ieri sono stati forse giustamente più realisti del re e oggi ci dicono di andare in vacanza, tanto il virus è un po' spompato…? Continuiamo a tenere la gente a lavorare a casa. Chissenefrega dei certificati negati. Dell'allaccio impossibile. Della fila per pagare la bolletta o ritirare (assembrati…) la pensione. Delle banche che prima ci accoglievano a braccia aperte e ora «è meglio se prende un appuntamento». Ho letto il commento di un signore, uno di quelli che ne sanno, non come noi che a mala pena sappiamo far di conto e mettiamo una dietro l'altra (in un pallottoliere sempre più grande) saracinesche mai risollevate e molte altre aperte e subito richiuse. Ecco, nel commento del nostro esperto c'era la soluzione per tutti i mali. Lo smart working, ovvio. Da «emergenziale», scrive, questa modalità potrebbe dimostrarsi davvero «radiosa». Avete letto bene. Se credete, date all'aggettivo la vostra lettura, io qui preferisco non rendere nota la mia. Mi sento però di “abbracciare” una per una le vittime dirette del lavoro agile. I morti sul lavoro. Sul lavoro mancato. Nella speranza che il mondo e l'economia possano ripigliarsi, mi tengo stretta una certezza: l'aria fritta no, non è proprio una cosa sana.

EMANUELE DESSÌ

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