L e spese una tantum per far fronte alla pandemia da coronavirus saranno escluse dal calcolo del saldo strutturale. Il governo italiano, dopo aver dato atto nei giorni scorsi della «grande collaborazione con l'Europa», ha adottato ieri un decreto con un pacchetto record di misure di pronto intervento a favore dell'economia per un importo di 25 miliardi di euro, che faranno lievitare il rapporto deficit/Pil al 3,3%, superando così la fatidica soglia del 3% non valicabile in tempi normali secondo le regole europee.

All'interno del decreto, la decisione più importante stanzia 3,5 miliardi per gli interventi urgenti sulla sanità. Gli altri provvedimenti riguardano le persone e le imprese effettivamente danneggiate dalla crisi pandemica e vanno dalla sospensione dei mutui sulla prima casa agli aiuti alle famiglie, dai contributi per gli affitti al congedo parentale, dalla cassa integrazione anche per le piccole aziende con meno di 5 dipendenti alla sospensione dal pagamento di tasse e contributi e al potenziamento sino a 7 miliardi del Fondo centrale di garanzia per le piccole e medie imprese. I provvedimenti s'inquadrano nell'ambito di una cornice di riferimento favorevole a livello europeo, che ha come principali protagoniste tre donne.

L a prima è la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, che ha annunciato la costituzione di un fondo Ue di primo intervento di 37 miliardi e il depotenziamento dei vincoli agli aiuti di Stato. Rivolta all'Italia e parafrasando le parole di John Kennedy davanti al muro di Berlino nel 1963, la von der Leyen ha manifestato la sua solidarietà con un «siamo tutti italiani», specificando che l'Europa è «pronta ad aiutare l'Italia con ogni mezzo». La presidente Ue ha infine annunciato la possibilità di sospendere temporaneamente le regole del Patto di stabilità, concludendo il suo discorso con un «daremo all'Italia tutto quello che chiede».

La seconda protagonista è la presidente della Bce, Cristine Lagarde, che ha invece deluso gli italiani e i mercati, già abituati alla fermezza e all'autorevolezza di Mario Draghi nel condurre la politica monetaria della Bce. La Lagarde è incorsa in una serie di gaffe, prima dicendo che il controllo dello spread non è compito della Bce, poi mantenendo invariati i tassi ufficiali di riferimento e infine promuovendo un quantitative easing azzoppato da un limite di incremento di 120 miliardi da qui alla fine dell'anno, anziché proporlo senza limiti quantitativi e/o temporali come era stato nella tradizione di Draghi. I mercati hanno reagito male con un giovedì 12 marzo nero, sia per il listino di borsa (-17%), sia per lo spread (arrivato sino a 269 punti).

Poi la Bce è corsa ai ripari. Per arginare le critiche piovute da tutte le parti, ha spiegato come funzionerà la flessibilità dei nuovi acquisti di bond, che permetterà, se serve, anche di concentrare gli acquisti mirati verso i titoli di un Paese in difficoltà come l'Italia.

Infine, la terza donna super protagonista in Europa è stata Angela Merkel, che ha annunciato per il suo Paese un programma choc di 550 miliardi. La Germania, ha detto la cancelliera, «farà tutto quello che è necessario e che è possibile fare» per uscire da questa crisi grave, spendendo «quello che servirà e senza guardare al vincolo dello zero nero», intendendo con ciò contrastare la fobia dei tedeschi dello zero assoluto del deficit di bilancio.

Il tutto sarà fatto, ha proseguito la cancelliera, anche «per aiutare l'Italia, perché la Germania non si tira certamente indietro ed è pronta a dare tutto il sostegno necessario, con i mezzi e le modalità opportune, e agendo di concerto con i partner dell'Unione europea per trovare quella flessibilità di cui il governo italiano ha bisogno».

La Merkel ha infine specificato che sarà fatto «tutto il necessario» per la sanità e l'economia italiane, senza porsi limiti finanziari, a somiglianza di come aveva fatto Draghi con la Bce per battere la crisi finanziaria del 2012. Un'apertura apprezzata dal governo italiano.

BENIAMINO MORO

UNIVERSITÀ DI CAGLIARI
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