OPINIONI - EMANUELE DESSÌ

Emanuele Dessì
L'editoriale

Il porto delle beffe

« U n traffico di container così non lo avevamo mai visto». Il governatore della Liguria Giovanni Toti gongolava qualche sera fa al TG2 Post durante l'approfondimento dedicato alla ricostruzione del ponte Morandi. Nonostante una viabilità complicata, infatti, nell'ultimo mese a Genova hanno movimentato più di 240 mila teus, un record storico. Che invidia, pensando al deserto dei tartari dalle parti di Macchiareddu. Già, Genova. I nostri destini si incrociarono alla fine degli anni '90. Obiettivo: dare un futuro a un terminal costato più o meno 800 miliardi di lire. I genovesi dell'allora Sech (ma il patron, Luigi Negri, è nato a Sassari), in società con il nostro Casic, entrarono in sintonia con gli australiani di P&O Ports. Il 26 novembre 1997 (c'erano Federico Palomba, Sandro Usai, Italo Ferrari) l'annuncio in pompa magna nel capoluogo ligure: Cagliari intercetterà le “navi madre” mosse da P&O e i contenitori, trasferiti su imbarcazioni più agili, viaggeranno dalla Sardegna verso Genova, la porta d'Europa grazie al sistema ferroviario.

C'ero anche io, quel giorno, a Palazzo San Giorgio, splendida sede dell'Autorità portuale di Genova. Ricordo un clima di festa. Le navi sembravano già all'orizzonte di Giorgino. In realtà, con Gioia Tauro che da tempo ci soffiava il business, per il primo attracco si aspettò quasi un anno. Nonostante la partenza lenta, il nostro terminal ha macinato numeri e creato posti di lavoro. Sempre e comunque al di sotto delle potenzialità, soprattutto per il mancato decollo della zona franca doganale. (...)

SEGUE A PAGINA 6

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