#CARAUNIONE

La lettera del giorno

"Il Covid, il lavoro telematico, e noi emigrati tornati in Sardegna"

Le difficoltà nei collegamenti con la famiglia, l'opportunità di lavorare da remoto, e la scelta di rientrare a casa
(foto www pixabay com)
(foto www.pixabay.com)

"Cara Unione,

ho letto il vostro articolo sugli emigrati sardi che, a causa del Covid, hanno deciso di lasciare la propria vita all'estero e di rientrare in Sardegna.

Volevo testimoniare che anche io e mia moglie siamo rientrati a settembre in Sardegna proprio per questa ragione.

Il sentimento maggiore che ci ha spinto a tornare, dopo tanti anni passati fra UK e Spagna, è stato quello di di dover stare in un posto solo per lavorare, privati del tutto della possibilità di intrecciare relazioni sociali (se non per via telematica) a causa della pandemia.

La distanza dalla famiglia poi che si allunga ulteriormente a causa delle difficoltà nei collegamenti ha avuto la sua parte.

Abbiamo affrontato la scelta con positività come l'hanno affrontata tanti giovani e meno giovani che hanno deciso di rientrare, però forse sarebbe anche giusto intercettare questo fenomeno e insieme di competenze ed esperienze in modo tale da testimoniare cosa significa migrare, cosa vuol dire muoversi per necessità e cosa ci si aspetta quando si rientra ricchi di entusiasmo e di passione nella propria terra d'origine.

La politica, il mondo culturale e il mondo dell'informazione devono considerare questo fenomeno e l'opinione pubblica lo deve conoscere per non dimenticare che i Sardi, anche oggi, sono un popolo di migranti.

Cordialmente".

Gianmarco - un vostro lettore ex-emigrato

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