«Questo nuovo disco è un omaggio alla canzone cagliaritana e un modo per salvaguardare una tradizione che altrimenti rischia di scomparire». Ignazio Deligia, 59 anni, cantante, comico e showman ama Cagliari e appena può si dedica anima, cuore e voce alla sua città. Questa volta lo fa recuperando 17 canzoni storiche della cagliaritanità, un omaggio anche ai loro autori. Un modo per evitare che finiscano nel dimenticatoio, nella speranza che anche i più giovani possano ricordarsi alcuni dei motivi o dei ritornelli che spopolavano in città negli anni ’70 e ’80.

Ecco dunque Canta Corroga, il nuovo disco presentato in anteprima a inizio giugno a Decimomannu davanti a tante persone e che Deligia porterà come accompagnamento del suo spettacolo “Ismi” in giro per l’Isola (queste le prossime date, il 24 giugno a Cannigione, il 27 a Escalplano e il 28 a Tertenia). «Questo album», spiega, «nasce nove mesi dopo il precedente. Oltre a voler essere un omaggio alla canzone cagliaritana, vuole essere anche un riconoscimento a chi ha reso famosa questa tipologia di canzone allegra. Perché gli artisti che si sono cimentati proprio nella canzone cagliaritana sono numerosi e meritano di essere ricordati».

Canta corroga e le canzoni tipiche della tradizione cagliaritana
Canta corroga e le canzoni tipiche della tradizione cagliaritana
Canta corroga e le canzoni tipiche della tradizione cagliaritana

Questi i titoli dei 17 brani: Canta corroga beccia, Sa burrida, Su twist de Antioghedda, Cau boy, Bairindi, Kalaritana, La porsea, Lere pistunda, Sa cassola casteddaia, Su topi, Stampu nieddu, Deu e mama tua, Cornelio, Cambara e Maccioni, Tarantella cagliaritana, Pira camusina, Su giarretteddu.

A eccezione di Sa porsea («Non fa parte della tradizione cagliaritana ma io da piccolo la cantavo sempre e ho voluto inserirla nel disco», spiega Deligia) hanno tutte una dedica. «Tre sono un omaggio a Is cantores: Sa burrida, Bairindi e Lere pistunda. Poi ci sono Su twist de Antioghedda e Tarantella cagliaritana di Vittorio Laconi e Pira camusina de I Blood e Cau boy. E ancora Deu e mama tua dei Banda Beni, Stampu nieddu de Los cardaneros e su topi dei Mamuthones». Impossibile non ricordare Giampaolo Loddo, «uno degli artisti più completi», come lo definisce Deligia, con le sue Su giarretteddu e Sa cassola casteddaia. E il viaggio nelle canzoni tipiche di Cagliari non poteva mancare l’omaggio ad Alberto Sanna e al suo storico gruppo, gli Amakiaus.

«In alcuni casi ho dovuto anche realizzare dei testi per trasformare in canzoni ritornelli o piccole parti di brani», sottolinea Deligia. Come per Cambara e maccioni e per Canta corroga beccia che è anche la canzone che dà il titolo all’album.

«Un disco», prosegue il cantante, «interamente dedicato a Cagliari e alla sua tradizione musicale allegra che rischia di scomparire o di finire nel dimenticatoio. Anche perché per alcuni brani non ci sono nemmeno registrazioni decenti». Ovviamente per le canzoni c’è anche un riarrangiamento in chiave moderna.

Così Deligia prosegue nei suoi progetti musicali e teatrali. Con il suo spettacolo “Poliedrico” ha collezionato una serie di sold out al teatro Houdini di Cagliari in tutto il 2025, partorendo anche l’album musicale che porta il nome dello show. I brani, come nello stile dell’artista cagliaritano, raccontavano la città, i problemi di chi fatica ad arrivare a fine mese, gli stereotipi e i pregiudizi che si hanno sui quartieri di periferia, la difficoltà di trovare una casa. Prima ancora si era raccontato, sempre con il sorriso, con un altro spettacolo: “Ricordatevi che non sono matto”. Comicità leggera, battute, la parlata e l’accento cagliaritano per parlare anche di un momento difficile della sua vita. «Dopo la morte di mia madre ho attraversato un periodo di depressione. Non è stato facile», aveva spiegato. Musica e teatro sono stati una medicina e non lo ha mai negato. E Cagliari, i suoi quartieri, i suoi abitanti, i suoi luoghi magici sono sempre stati al centro dei testi e della musica di Deligia. Che ora con Canta corroga beccia rilancia la canzone cagliaritana. «Non perdiamo questa immensa ricchezza e i suoi grandi autori». 

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