Per rompere l'isolamento della pandemia hanno unito le loro voci, una dopo l'altra, facendole risuonare in un blog tutto loro ma aperto anche a incursioni da oltre Tirreno. Oggi, a un anno dalla nascita, "La Città delle ragazze" è diventata sempre più grande e accogliente, la casa delle donne, sarde perlopiù, che hanno qualcosa da dire e finalmente la dicono, si raccontano, dall'infanzia ai giorni nostri, portando a galla storie di se stesse e della loro Sardegna, non solo Cagliari, anche se è da qui che tutto ha inizio.

L'8 marzo si sono fatte conoscere, le donne del blog, per dare un senso alla giornata, come hanno fatto tante associazioni femminili in Italia, in quest'anno ancora blindato dal Covid: in Sardegna, attraverso diversi canali e in particolare sulla loro pagina facebook, hanno dato seguito all'iniziativa nazionale con una sorta di sciopero messo in scena da donne sarde: per una mezz'ora, da mezzogiorno, ora clou del fare quotidiano femminile, si sono fermate nelle case e nei loro uffici, interrompendo le faccende e il lavoro per rendere visibile il proprio operare nella vita di ogni giorno.

Così è nata "Sa Manu Ponzada", le mani posate sul grembo, un'immagine del passato tramandata dalle nonne, di madre in figlia, che si fermano per riflettere. "E sono state davvero tantissime le foto di Sa Manu Ponzada giunte al mio blog, dove c'è stata una sentita partecipazione all'evento, con ben 18.800 visualizzazioni", spiega Carla Piras, ideatrice e fondatrice della Città delle ragazze e dell'iniziativa, a lei particolarmente cara, nel ricordo della nonna (materna) e della vecchia zia, le tessitrici Ruju di Villanova Monteleone, «donne di grande saggezza», riflettevano in silenzio assumendo questa posa. Sa Manu Ponzada, appunto: "Una formula che indica la posizione delle mani della donna anziana e saggia che si sofferma a osservare qualcosa che merita la sua attenzione dopo aver creato una sorta di pausa nel suo lavoro. Non è il riposo; è pausa dal lavoro pensosa e assorta che prelude a un'azione. É una mano ferma. Io - spiega Carla Piras, 54 anni, pranoterapeuta, specializzata nella bioenergetica - l'ho riutilizzata e ho voluto rilanciare questa formula, che aveva il valore di una benedizione, quando i turisti hanno ricominciato a venire in Sardegna: il messaggio che ho voluto dare, replicandolo anche in altre giornate dopo l'8 marzo, era quello di voler dire "Fermiamoci per rispettare le regole", affinché il domani possa ritornare tutto come prima". La rievocazione di una tradizione sarda e di un'espressione - tipica del Nord Sardegna - può avere un suono familiare.

"Sa Manu Ponzada è il progetto figlio della Città delle ragazze che ho creato insieme ad altre donne di Cagliari e dell'Isola, con lo spirito di sottolineare in che modo nella nostra cultura, che ha alla base il matriarcato, vengano fornite elaborazioni differenti e riflessioni divergenti". L'idea è nata durante il primo lockdown di marzo e aprile 2020, quando le donne si sono attivate "in un modo totalmente originale", come in questo blog diventato permanente e fulcro di tante iniziative. "Sento forte l'esigenza di descrivere la società femminile, quella che vive a supporto, integrandosi tra le sue maglie, di una realtà che ne assorbe le energie e capacità, spesso senza neanche riconoscerle i meriti. Una società che ha forza, creatività e resilienza, ma riceve pochissimi elogi. Una società che si accolla molti costi personali a fronte di una carenza di potere gestionale".

Le donne, competenti e capaci, escluse dai giochi, non si sentono chiamate da questa realtà comune a ricoprire ruoli determinanti e quando ci riescono la loro visione viene offuscata e surclassata, perché risponde a valori e prospettive diverse. "In molte non si riconoscono in questo sistema e rinunciano a mostrarsi e a rischiare", osserva Piras, fondatrice del blog assieme ad altre sette ragazze, Eliana Sanna (che si occupa di progetti europei), Giorgia Sanna (pedagogista, in prima linea contro la violenza sulle donne), Luisella Pani (avvocata penalista), Isotta Macciò (logopedista coinvolta in una rete di operatori culturali), Maria Antonietta Dessì (dirigente Cna, imprenditoria e artigianato), Marilisa Crespi (casalinga in prima linea), Monica Setzu (insegnante ed esperta di imprese agricole familiari). "Siamo un gruppo di otto donne che lavorano a un programma volto a rendere visibile il forte impatto che l'azione femminile ha sulla società sarda", spiega Carla Piras, "sono cresciuta in questa terra e ne ho assimilato la cultura, anche con la capacità di avere un occhio critico da osservatrice che ha potuto constatare l'evoluzione della donna negli ultimi 30 anni in Sardegna: ho pensato di creare uno spazio virtuale, nel vivere la crisi del primo lockdown, con l'intento di dare voce e spazio alle donne la cui forza è emersa dinnanzi a tante difficoltà. Molte delle donne che fanno parte del blog sono donne che con me hanno spartito tante esperienze, sin dall'infanzia fino a oggi nell'età matura. Quindi c'è, oltre allo spazio virtuale, lo spazio della mia città, Cagliari, che parla". Carla Piras è, dunque, «la voce di donne che si sono confrontate in questi anni con la vita di Cagliari e del Campidano e che sperano di poter parlare anche alle altre donne della Sardegna per trovare uno spazio comune, fisico e virtuale, che permetta di fare rete e di avere un peso nella società, anche italiana». Riuscire a raccontare il mondo femminile in un blog è stata fin dall'inizio la scommessa della Città delle ragazze. Lo si fa pubblicando le storie ed esperienze su vari temi e in vari contesti, teorie e cultura dal punto di vista delle donne, delle ragazze, delle bambine, modelli di vita e di economia. "Organizzando eventi pubblici si possono avvicinare le donne più impegnate in un reale progresso di sviluppo della società, in modo che il loro agire esprima uno stile più vicino al loro sentire e a quello delle loro sorelle", è l'opinione che vige nella Città delle ragazze. L'emersione del lavoro femminile e del suo valore non è solo una questione di numeri, pur di tutto rispetto. Occorre mostrare l'immenso potere gestionale, con nuove strategie, che si basano sullo sviluppo e la collaborazione, è la loro idea. Una rete di donne che all'inizio si è formata col passaparola, tra una conoscente e l'altra. E poi si è estesa sul territorio regionale facendo emergere il lavoro delle donne in attività completamente gestite da loro. C'è già un altro progetto in cantiere: un focus sul lavoro femminile in Sardegna, con i risultati ottenuti in campo imprenditoriale, nel volontariato e nel sociale. Insomma l'isolamento si spezza anche così, gridando i loro successi ma anche le loro paure, le difficoltà e i disagi. "La speranza è arrivare a un dialogo con le istituzioni al fine di ottenere visibilità, attenzione e risorse per i progetti femminili". È questa la mission della Città delle ragazze. E non è detto che saranno sempre sole. "Gli uomini? Ci appoggiano e ascoltano ma, per il momento, non intervengono nell'elaborare strategie".
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